Testo e Foto di Anna Quaglia
A volte capita di scoprire un secondo volto di una città, un volto che non si conosce, una facciata completamente nuova che ci stupisce e incanta. Forse perché la si è vista o visitata sempre negli stessi periodi, giorni e orari e quindi l’immagine che ci accompagna è più o meno sempre la stessa. Le stradine storiche affollate, il lungomare con lunghe file di auto che pazientemente e lentamente si muovono senza nemmeno suonare il clacson perché è la classica “passeggiata sul lungomare”. Così la definì anni fa mio marito. Le pizzerie, i ristoranti, i bar erano super affollati e si camminava lentamente come le auto sul lungomare, una processione umana che a stento riusciva a farsi spazio tentando di accelerare il passo ma senza alcun risultato.
A Barletta ci vado almeno una volta all’anno – è la città natale di mio marito – e la descrizione che ho fatto è la Barletta del venerdì, del sabato e della domenica sera in primavera e in autunno. In estate la scena si ripete tutte le sere. Per chi non è abituato posso garantire che è abbastanza scioccante: decidere di fare una passeggiata vicino al Castello, intorno alla Cattedrale di Santa Maria Maggiore, lungo Corso Vittorio Emanuele II e in prossimità della Basilica del Santo Sepolcro è praticamente impossibile. La sensazione che si ha è di essere trasportati dalla corrente di un fiume in piena. Ma non è un fiume: è la gente che nel fine settimana si riversa per strada e sembra quasi essere raddoppiata. E immersi in questa confusione non ci si accorge della preziosa architettura intorno, tutto passa inosservato a meno che…… non si faccia lo stesso percorso in un giorno feriale – un lunedì per esempio -. Ho ripercorso le storiche e pittoresche stradine di Barletta in un tranquillo lunedì sera di ottobre. Mi sono trovata in una città che non conoscevo e mi sono stupita della sua bellezza. Camminare in un silenzio quasi spettrale lungo Via Nazareth, una centralissima ed elegante strada fiancheggiata da palazzi signorili la cui caratteristica sono i balconi con ringhiere di ferro battuto, è stato come essere catapultati all’indietro negli anni. La strada era insolitamente deserta, i lampioni riflettevano la loro luce sul selciato lucido e lo illuminavano in modo gentile ma al tempo stesso deciso tanto da far sembrare la pietra degli edifici ancora più splendente: una cartolina che non avevo mai visto prima.

Via Duomo che dal centro storico ci conduce alla Cattedrale di Santa Maria Maggiore sembrava più larga perché deserta. Anche la piazzetta di fronte alla cattedrale appariva più grande. Erano altre dimensioni rispetto a quelle che ricordavo. Finalmente si potevano cogliere dei particolari architettonici romanici e gotici che in assenza di persone si mostravano più vivi che mai. Era strano passare sotto il volto del campanile della Cattedrale senza dover spingere o fare uno slalom per riuscire a raggiungere qualche locale del centro storico. Avvicinandomi alla Basilica del Santo Sepolcro dominata e difesa dall’imponente statua di Eraclio – detto familiarmente Arè dai locali – fui colpita da un’immagine alquanto insolita: un gruppetto di quattro, cinque paesani e non di più. Erano così pochi e silenziosi – senz’altro parlavano ma non si udiva nulla – che diventarono per pochi attimi i protagonisti di quella scena.
Ma c’è un altro volto di questa cittadina che non è solo silenziosa, sorniona, affascinante nelle serate infrasettimanali. C’è il volto della Barletta viva, colorata, rumorosa, folkloristica di tutti i giorni: quella dei mercati. Se la sera tutto era soffocato da un silenzio singolare e inconsueto ecco che al mattino tutto si risveglia e si ritorna alla quasi normalità. Piazza Di Vittorio: bancherelle di frutta, verdura, pesce, prodotti locali; i venditori fanno a gara a chi riesce a vendere la merce alzando di più la voce in modo da attirare il maggior numero di clienti. E qui si ricomincia a lottare per aprirsi un varco ed essere serviti subito. Il mercato è il regno delle donne che hanno il loro bancone preferito, sanno trattare i prezzi in modo prepotente e di solito hanno la meglio. E se le donne frequentano il mercato, gli uomini – ovviamente quelli in pensione – si ritrovano in alcuni punti della città per fare una partita a carte. Spesso ne ho visti sul lungomare, in tutte le stagioni dell’anno, hanno le loro sedie e il tavolino che restano sempre allo stesso posto e vengono legati e ricoperti da una plastica quando è l’ora di ritornare a casa. Un altro luogo dove si possono trovare dei capannelli di pensionati intenti a fare una partita a carte o chiacchierare in dialetto barlettano – incomprensibile alle mie orecchie – sono i Giardini De Nittis, in onore del pittore nato a Barletta e vicino alla corrente dell’Impressionismo.

Scegliete voi la cartolina di Barletta che preferite; è una Barletta che come altre città muta con il mutare delle stagioni. Io scelgo quella silenziosa, tranquilla che mi fa godere la spettacolare e variegata architettura della città: le strutture medievali e rinascimentali come il Castello Svevo – simbolo della città – e la Cattedrale di Santa Maria Maggiore, che unisce romanico al gotico, i palazzi nobiliari come Palazzo della Marra – barocco – e la Basilica del Santo Sepolcro, con influenze orientali. Ma godetevi anche i colori e la vivacità della vita quotidiana dei mercati e delle partitelle a carte dove saltano all’orecchio – più che all’occhio – i suoni delle voci e del loro dialetto. Aspetti questi ultimi che si incontrano ogni singolo giorno e in ogni stagione.



