Sellano, dove la Valnerina incontra l’Umbria
Risalendo la valle del fiume Vigi da Borgo Cerreto, si giunge al castello di Sellano oltre il quale, attraverso il valico del Soglio, la Valnerina sfuma nel territorio folignate. Il paese è localizzato al vertice di una parete rocciosa che precipita nelle azzurre acque di un grazioso laghetto artificiale ed è contrapposto al ricco castello di Montesanto che, dall’altro versante della valle, per lungo tempo gli ha conteso terre, potere e confini. Il paesaggio del territorio sellanese è molto diverso da quello della media Valnerina. Qui, infatti, la profonda Valle del Nera, spesso costeggiata da gole, forre e pareti calcaree scoscese, lascia il posto a un paesaggio più dolce fatto di colli e pianori punteggiati da un sistema complesso di ville agricole e castelli di difesa. Proprio per queste caratteristiche morfologiche gli abitanti del luogo hanno da sempre privilegiato le attività agricole a scapito di quelle silvo- pastorali più diffuse in altre zone della Valnerina.
Storie di eremiti e cavalieri, il Beato Giolo ed un fortezza da scoprire
In queste lande dal fascino medioevale si snodava l’importante “Via della Spina” sulla quale, fin dal tempo degli antichi romani, hanno transitato uomini e merci provenienti dalla città di Spoleto e diretti dagli altopiani di Colfiorito e alle Marche. Lungo questa antica strada sono sorti nei secoli piccoli centri abitati e chiese romaniche finemente decorate, intorno alle quali si è svolta la vita laica e spirituale di questo angolo di Umbria. I castelli di Cammoro e Orsano ancora vegliano coloro che transitano su questo antico tracciato oggi in parte occupato dalla strada asfaltata. Queste sono anche le terre delle sorgenti minerali di Acquapremula, delle raspe e delle lime prodotte artigianalmente a Villamagina e non meno dell’eremita Giolo che, grazie alla sua vita esemplare e ai miracoli, fu voluto beato dai suoi orgogliosi concittadini. Ma questo è anche il territorio martoriato dai terremoti, come quello distruttivo del 1997 al quale seguì una tenace e veloce ricostruzione. La rinascita di singoli edifici e di interi centri abitati ha garantito una seconda primavera ad un territorio destinato al declino come nel caso di Montesanto, o del castello di Postignano il quale, a seguito di un raffinato e attento restauro, oggi rappresenta un gioiello medievale ritrovato.

Lo stemma comunale raffigura San Michele Arcangelo in piedi sopra una sella la quale, molto semplicemente, offre una spiegazione sull’origine del toponimo: il paese si trova costruito sopra la sella di un colle.
Postignano, da borgo fantasma a castello dei sogni
Il castello di Postignano è un castello di pendio triangolare di origine medievale fondato tra il IX e il X secolo lungo l’importante via montana che collegava Spoleto e Sellano. Il borgo sovrastato dalla possente torre esagonale domina la valle del torrente Argentina, affluente di destra del fiume Vigi e rappresenta, a tanto a livello locale quanto a livello regionale uno dei migliori esempi di castello di pendio. Le case sono slanciate e addossate l’una sull’altra, con vicoli, archi, scalinate e sottopassi a formare un complesso unico ed omogeneo edificato secondo principi architettonici legati all’atmosfera fortemente medioevale del borgo. Postignano raggiunse il suo massimo periodo di splendore tra il XIV e il XV secolo, per poi soccombere in un lento ma inesorabile spopolamento che portò il castello ad essere abbandonato dalle ultime famiglie residenti nel 1966. Alla fine degli anni ’60 il Castello catturò l’attenzione dell’architetto americano Norman F. Carver a tal punto che, oltre a definirlo “l’archetipo dei borghi collinari italiani”, dedico a Postignano la copertina del suo libro fotografico “Italian Hilltowns“, pubblicato negli USA nel 1979. Bisognerà attendere il 1993 per sentir parlare nuovamente del Castello, quando due architetti campani di nome Gennaro Matacena e Matteo Scaramella, riscoprirono il borgo – rimasto fantasma per decenni – con l’intento di replicarne i fasti del Medioevo. I lavori, iniziati nel giugno del 1997 con il contributo della Regione Umbria dovettero di lì a poco fare i conti con il sisma del 1997 che danneggiò ulteriormente il borgo già reso fatiscente dal prolungato abbandono.
Un sigillo della Communitas Postignani, risalente al XIV secolo, è conservato nella collezione Corvisieri a Palazzo Corsini in Roma.
Il restauro e la Chiesa di San Primiano
Tra il 2007 e il 2011, grazie all’iniziativa di alcuni privati, è stata portata a termine una complessa ed attenta opera di ristrutturazione che ha dato nuova vita al borgo di Postignano senza stravolgerne le forme e l’aspetto complessivo. Nei vicoli e in alcuni spazi ristrutturati del castello, vengono organizzate attività culturali mentre le abitazioni sono utilizzate a scopo ricettivo o come seconde case. Tra gli stretti vicoli del borgo si trova la chiesa romanica di San Primiano che nel 1333 venne dedicata a San Lorenzo. All’interno affreschi attribuiti alla cerchia del De Magistris, detto il “Caldarola”, della seconda metà del XVI secolo: Martirio di San Lorenzo, Padreterno, Vergine, alcuni santi e una Crocifissione della fine del Quattrocento. Poco fuori dal paese, nel fondovalle, si trova la piccola chiesa romanica di Santa Maria del Piano. La facciata presenta un profondo portico sostenuto da colonne di “pietra sponga” (travertino) estratta dalla cava del torrente Argentina. Secondo la tradizione, nel 1664, le campane del piccolo campanile a vela, suonarono senza essere mosse da alcuno. All’interno affresco Madonna con Bambino e santi del XV – XVI secolo.

Fino al restauro del 1997, uno strato di scialbo ricopriva gran parte della parete di fondo della chiesa, lasciando in vista le immagini del Martirio di San Lorenzo, Padreterno, Vergine, e alcuni santi.


