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Ecuador? Tanto di cappello

Becal - Jipijapa - Ecuadori produzione cappelli - emotions magazine - rivista viaggi - rivista turismo

Testo di Pamela McCourt Francescone

Nelle cittadine di Becal e Jipijapa in Ecuador nascono i famosi cappelli in paglia. Ramona Cazares Cauich è già al lavoro quando suonano i rintocchi per la prima messa nella Chiesa della Navidad, un magnifico edificio con due alte torri risalente al 17° secolo che sorge sulla piazza principale di Becal.

 

Accanto alla chiesa una fontana moderna con cinque grandi sombreri non lascia dubbi sulla vocazione della piccola cittadina che dista 85 chilometri dalla capitale del Campeche.

 

Dopo aver preparato una colazione di fagioli e panuchos, i panini tipici della zona, per i suoi due figli, Ramona ha attraversato la strada e, scendendo una decina di ripidi gradini, ha raggiunto il suo posto di lavoro.

 

Becal - Jipijapa - Ecuadori produzione cappelli - emotions magazine - rivista viaggi - rivista turismo

 

Una fresca grotta scavata nella pietra calcare appartenente a una sua sorella la quale, con altre due donne ed un uomo, sono già al lavoro.

 

Sono i tessitori di Becal, gli artigiani che lavorano i cappelli di paglia che hanno reso celebre questa località, i famosi cappelli jipi becalenos o Calkini hats dal nome della cittadina vicina a Becal dove sorge un antico monastero che risale al 16° secolo ed è dedicato a San Luigi di Tolosa.

 

Nella cittadina di Jipijapa (si pronuncia hepehapa) in Ecuador la produzione di cappelli di paglia ha avuto origine nel 19° secolo, per fornire di copricapi i lavoratori impegnati a costruire il canale di Panama: ecco perché in inglese vengono chiamati Panamas.

 

Anche se c’è chi sostiene che il cappello di paglia risalga addirittura al 16° secolo e che furono gli Inca i primi ad usare le fibre di una pianta chiamata toquilla per fare copricapi che li proteggessero dal sole.

 

Becal - Jipijapa - Ecuadori produzione cappelli - emotions magazine - rivista viaggi - rivista turismo

 

E si legge che nel 1898 il governo americano ordinò 50,000 sombrero de paja toquilla per le truppe in partenza per il fronte caraibico durante la Guerra Americana-Spagnola.

 

La produzione del sombrero ebbe inizio in Messico nel 1859 quando una famiglia locale introdusse nel Campeche una palma nana dal vicino Guatemala – chiamata appunto jipi o huano – dalla quale si poteva ricavare la fibra per la produzione di cappelli.

 

Oggi Becal e Jipijapa lavorano in piena sintonia, scambiandosi nuove tendenze e collaborando per perfezionare sempre di più questa antica e raffinata arte.

 

Durante l’epoca coloniale Becal era l’ultimo baluardo del Camino Real, l’arteria commerciale dei colonizzatori spagnoli nel Campeche, e Becal era la sede del cosiddetto capitan a guerra de camino real.

 

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Oggi ci sono circa 2.000 grotte a Becal, quasi ogni casa ne ha una, alcune naturali ed altre scavate nella roccia. La lavorazione dei cappelli avviene in questi luoghi freschi e umidi per mantenere flessibili le fibre che sopraterra, dato le temperature estreme in questa parte interna della penisola dello Yucatan, diventerebbero frangibili, spezzandosi e sfaldandosi.

 

Quando arrivano a Becal le fronde fresche delle palme vengono tagliate in tante lunghe strisce, di vari spessori. Appese al sole si seccano e scoloriscono fino a raggiungere quel tipico colore di pallidissima paglia con sfumature perlate e luminose che contraddistingue i famosi cappelli.

 

Mentre per ottenere gli allegri colori oggi di moda vengono usate tinture naturali. Dai fili più sottili, che non sono più larghi di un filo di seta, vengono tessuti i cappelli più pregiati, che si possono piegare ed infilare in tasca. Data la loro fittissima trama sono impermeabili, e sono quelli che costano di più.

 

La lavorazione del cappello inizia dalla calotta e il cerchio cresce in diametro man mano che i lunghi filamenti di fibra vengono tessuti da mani abili e veloci.

 

Becal - Jipijapa - Ecuadori produzione cappelli - emotions magazine - rivista viaggi - rivista turismo

 

Per produrre un cappello di grana media ci vogliono due o tre giorni, per uno ultra fino anche tre mesi. Un lavoro di grande pazienza anche per questi artigiani specializzati.

 

Oggi i cappelli vengono prodotti in una vasta gamma di colori e stili, e la produzione comprende anche borse, portachiavi, scatole, portamonete ed altri oggetti ed accessori.

 

Gli artigiani di Becal vendono la loro produzione a grossisti il quali, usando pesanti presse, trasformano i cappelli in forme diverse secondo la moda del momento, ma quelli classici rimangono la Cubana, la Tejana, la Veracruzana, l’Havana e la Fedora.

 

Becal - Jipijapa - Ecuadori produzione cappelli - emotions magazine - rivista viaggi - rivista turismo

 

I cappelli di Becal si trovano in tutto il Sud America, ma i più pregiati raggiungono negozi di lusso in America ed in Europa dove possono costare anche 3.000 dollari; per un cappello che l’abile tessitore di Becal ha venduto per non più di 150.

 

 

Gen 10, 2024Redazione
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10 Gennaio 2024 Mondo, Racconti di viaggiocappelli, Ecuador
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