“Manzù. Dialoghi con la spiritualità, con Lucio Fontana”

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a Roma – Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Lungotevere Castello 50 e ad Ardea, Museo Giacomo Manzù, Ardea (Roma) Via Laurentina km 32.

 

testo di Luisa Chiumenti

Un abbinamento, tra Manzù e Fontana, che potrebbe inizialmente un po’ stupire, ma che appare molto più chiaro se si risale agli anni in cui entrambi gli artisti, si riunivano a Milano attorno a Edoardo Persico. Nel’ 32 infatti Manzù era stato chiamato a Milano dall’architetto Giovanni Muzio, per la prima commissione pubblica importante, che lo avrebbe fra l’altro aiutato a liberarsi dal periodo di difficoltà che stava attraversando. L‘incarico che aveva ricevuto era stato quello di decorare la cappella dell’Università Cattolica di Padre Agostino Gemelli. E pochi anni dopo, nel ’38, troviamo Manzù con Lucio Fontana, fra gli artisti che si riunivano attorno alla rivista “Corrente” che stava allora pubblicando sia i disegni di Manzù che le ceramiche di Fontana, confrontandosi entrambi con Medardo Rosso e le sue sculture lontane da ogni retorica. La particolare la scelta operata dai curatori, Barbara Cinelli (Università di Roma Tre) e Davide Colombo (Università di Parma), di realizzare una mostra da cui risultasse chiaramente come si potessero mettere a confronto “la figurazione”, con “lo spazialismo”, sul tema del ”sacro nell’arte”, accomuna i due artisti in relazione ad interrogativi esistenziali assai profondi, pur essendo, sia l’origine, che la formazione culturale dei due artisti senz’altro diversa, ma comunque incentrata su una linea di ricerca che li ha, ad un certo punto, posti in dialogo l’uno con l’altro, mentre si confrontavano con la committenza ecclesiastica.

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E veniamo a definire invece le differenti formazioni, che percorsero inizialmente due strade diverse: Giacomo Manzù (1908 – 1991), lo scultore bergamasco “dei cardinali e delle ballerine”, era nato in una famiglia umile e si è formato a mano a mano in modo autonomo, mentre Lucio Fontana (1899 – 1968), nato come “figlio d’arte” (con il padre scultore) proveniente dall’Argentina dove si era già affermato e dagli anni ’20 e i ’40 e poi affermato scultore anche in Italia; ma a un certo punto le strade s’incrociano. Assai interessante quindi la scelta di un allestimento contemporaneo della mostra nelle due diverse sedi del Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, all’interno delle sale affrescate di Castel Sant’Angelo, e nei grandi spazi del Museo Manzù, modernissimo complesso museale creato ad Ardea per Manzù che si trova ai piedi della rupe, immerso nel verde e per l’occasione sottoposto a un’intensa opera di rinnovamento. Aperto al pubblico nel 1981 e donato allo Stato italiano dallo stesso Maestro, il Museo custodisce l’intera storia artistica dello scultore, dagli anni ’20 del ‘900 fino i suoi studi sulla luce e la plasticità delle forme. In esposizione una novantina di sculture, quasi tutti bronzi, ma anche in ebano e alabastro. E timbri, coni, medaglie, oltre a una ricca collezione grafica, disegni, incisioni, bozzetti teatrali e gli schizzi, i disegni e le sculture legati al tema femminile. A Castel Sant’Angelo, negli appartamenti papali, sono esposte trentacinque sculture di Manzù, in un allestimento particolarmente accattivante che valorizza con un raffinato allestimento la suggestione e la bellezza del luogo, con un abile adattamento della luce, che cade dall’alto, alla preziosità dei valori decorativi delle pareti.

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La parte della mostra dedicata a Fontana è ospitata invece nel museo di Ardea, dove sono accolti i bozzetti in bronzo e gli studi a matita, inchiostro e acquerello per la Porta dell’Amore di Salisburgo e per la Porta della Pace e della Guerra di Rotterdam e dalla collezione Lampugnani i due rilievi con la “Morte di Gregorio VII” e di “San Francesco Saverio”, relativi al concorso di secondo grado per la Porta di San Pietro. Vengono dalla collezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani i due vetri dorati con Cristo deposto e Maria e Giovanni, del ’61, donati da Manzù al “caro don Giuseppe” che tanto lo aveva sostenuto nelle sue relazioni con le gerarchie. Le opere di Fontana a tema religioso si confrontano idealmente con gli studi di Manzù per la pace, per la guerra, per la morte. Sono trenta fra sculture e disegni che si scoprono in un percorso articolato in due sale. Fra queste alcuni bozzetti in gesso per il concorso per la V porta del Duomo di Milano. Sono esposte le fusioni in bronzo postume provenienti dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano e dai Musei Vaticani, fra cui quello de “Il Cardinale Schuster fra le vittime del bombardamento”. Splendidi i Crocifissi in ceramica policroma smaltata. Negli stessi anni anche Fontana si misura col sacro con le tre “Via Crucis” costituite da 14 formelle in terracotta e in ceramica invetriata che realizza a Milano conservate nella Chiesa di San Fedele e al Museo Diocesano. In particolare nel ’50 partecipa volentieri al concorso per la V porta del Duomo di Milano, in cui è chiamato a rappresentare la storia della fabbrica e quindi della città.

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Ma tante sono le limitazioni, gli intralci che finisce col desistere. E la Porta avrà la firma di Minguzzi. Di questo impegno rimangono i bozzetti in gesso, in mostra le fusioni in bronzo postume provenienti da Duomo di Milano e dai Musei Vaticani messe a confronto con quelle di Manzù nel Museo di Ardea. Al posto della tradizionale scansione in formelle staccate, l’artista dispone le storie in un continuum, in linea con i suoi concetti spaziali. Fra i personaggi famosi di Milano c’è anche il cardinale Shuster. Nel 46 Manzù aveva conosciuto a Milano Alice Lampugnani, impostando un’amicizia e una stima reciproca che l’artista avrebbe presentato nell’opera il “Grande ritratto di signora” che sembra guardare con ammirazione la sua collezione, il gruppo de “La chiesa”, terminato proprio nel ’46 e una formella con una “Deposizione” del ’50. Quattro stazioni della Via Crucis per la Basilica di Sant’Eugenio di Roma consacrata da Papa Pacelli (“Cristo issato sulla Croce”, la “Morte di Cristo”, la “Deposizione di Cristo”, il “Sepolcro”) sono presenti nella medesima esposizione, grazie al prestito del Middelheim Open Air Museum of Sculpture di Anversa.

Per Informazioni:

www.polomusealelazio.beniculturali.it

www.mostramanzu.it