Alte sulla riva sinistra del Nera, afferrate a ispide balze scoscese, le vestigia della rocca di Scheggino. Il nome, con le varianti “Schezzino / Schiaginum”, deriva da “scheggia” (dal latino schidia) ad evocare le irte lame di roccia su cui il castello è arroccato: la “rotta scheggia” dell’inferno dantesco. Difesa dalla natura natura su te lati, Scheggino si rannicchia fiduciosa nell’abbraccio della cinta muraria: triangolo di pietre eretto sul declivio lambito dal fiume Nera. In eccellente posizione strategica, Scheggino controllava l’antico cammino della Valnerina sulla sponda dell’antico Nahar e quello che, seguendo la Valcasana, giungeva a Monteleone di Spoleto ed all’altopiano leonessano.
1) Ammirare la Chiesa di San Nicola
Il santuario, dal 1210 dipendente dall’abbazia benedettina di Sassovivo, divenne pieve nel 1446. L’attuale assetto risale al 1572. Nel 1663 venne addossato alla facciata lo spazioso atrio coperto. All’interno, tra le opere della navata sinistra, la tela di Santa Lucia di Pierino Cesarei da Perugia, la tela di San Filippo Neri attribuita al romano Gaetano Lapis e quella della Madonna del Rosario, realizzata anche in questo caso dal Cesarei. Nel catino dell’abside, invece, campeggia una monumentale natività realizzata da Giovanni di Pietro detto “Spagna” ed una maestosa raffiurazione di San Nicola a cui la chiesa è consacrata. Particolarmente sugestiva la tela del martirio “in oleo” di San Giovanni Battista, dipinta a Roma da Guidobaldi Abbatini. Sul finire del ‘500, la traiettoria d’una pesante macina di uno dei frantoio da olio, fuoriuscita dall’asse a folle velocità, non fece vittime. “I molinari” addetti al frantoio ringraziarono il loro protettore con questa tela donata dal cardinale Fausto Poli, trasportata fino a Scheggino da un “mularo”di nome Andrea, passato alla storia per questa impresa.

Tela di San Nicola.

Chiesa di San Nicola, facciata.
2) Passeggiare lungo la “Fiumarella”
Nel Cinquecento, lungo il canale che alimentava gli opifici (la “Fiumarella“) , si sviluppò l’impianto urbanistico del borgo, nucleo dell’attuale paese. Nel corso del Seicento, con il mutare dell’arte della guerra e con l’evoluzione dell’artiglieria, l’antica torre,da cui per secoli insonni scolte avevano scrutatato l’approssimarsi del nemico, perse d’importanza come le forti mura del cassero, sicchè molto delle strutture miliari e civili dell’antica rocca divennero cave di pietre. Oltre a servire il complesso sidurgico del borgo, il placido canale che scorre parallelo al fiume Nera e che lambisce la parte più antica del centro storico, faceva girare le pale di mulini e frantoi e moveva i congegni d’una gualchiera per il lavaggio della lana destinata al commercio. A tale proposito, nel 1639, papa Urbano VIII concesse alla fedele cittadina di Scheggino il libero mercato di tutte le merce nel primo lunedì del mese.

Fiumarella, dettaglio.
3) Fare trekking lungo la Via del Ferro
Intorno agli anni 30 del Seicento, seguendo il consiglio del Cardinale Fausto Poli da Usigni, che a Scheggino aveva una sua dimora, oggi adibita ad abitazione privata, Papa Urbano VIII fece costruire un complesso sidururgico, per quei tempi imponenente, destinato al lavaggio ed alla fusione del minerale ferroso che, dalle miniere di Monteleone di Spoleto e Gavelli, era trasportato lungo il cammino della Valcasana fino alla ferriere insieme alle ingenti quantita’ di legna necessaria all’opera. Nel 1634, l’apertura di una nuoa strada permise il trasporto dei minerali da Gavelli a Scheggino e da qui il traslato in lingotti fino alla Flaminia alla volta di Roma. I vecchi dicevano orgogliosi che le inferriate del Panteon e di San Pietro furono forgiate col ferro di Scheggino. Oggi la Via del Ferro è la cornice ideale per gli amanti del trekking e della natura.



