Il Tempio consacrato a San Montano, protettore di Roccaporena, edificato nel dodicesimo secolo, ebbe un ruolo importante nella vita di Rita, che vi ricevette la prima istruzione religiosa, vi fu iniziata ai sacramenti e vi celebrò il matrimonio. Prima di Rita, i suo genitori seguirono lo stesso percorso e, secondo una tradizione locale, il marito ed i figli della Santa, sarebbero stati sepolti sotto il pavimento di quella chiesa. La Chiesa di San Montano, nell’ambito della devozione ritiana, si configura dunque come uno dei monumenti più densi di storia.

La Chiesa di San Montano è immersa nel silenzio laconico della Valnerina, una terra che trasuda misticismo e spiritualità sin dall’alba dei tempi.
Circa l’identità storica di San Montano, gli affreschi della chiesa di Roccaporena lo raffigurano come vescovo, cosa che indurrebbe ad identificarlo con Montano, vescovo di Toledo dal 522 al 531. Tuttavia, un’antica tradizione, documentata in una cronaca manoscritta proveniente da Norcia e conservata nella Biblioteca Comunale di Perugia, informa che l’eremita, stanziato a Roccaporena, avrebbe fatto parte del gruppo di monaci siriani che, nel VI secolo, si insediarono in Val Castoriana ai tempi dei Santi Spes ed Eutizio. In entrambi i casi – che fosse eremita o monaco benedettino – sussiste il problema del pastorale e del mitra. I due elementi, potrebbero alludere al ruolo di evangelizzatore svolto da Montano in Valnerina nella cui religiosità popolare dovevano conservarsi notevoli residui di antichi culti pagani. Insegne da apostolo, più che da vescovo, dunque.

Portale di ingresso della Chiesa di San Montano, dettaglio.
Il biografo di Santa Rita, P.Nicola Simonetti, rifacendosi a quell’antica tradizione, fa di lui un eremita che sarebbe vissuto sullo Scoglio : “Gran cose meravigliose si raccontano di questo Santo dagli abitatori di Roccaporena. Tra l’altre, che facendo egli l’agricoltore e lavorando con i bovi la terra, dà un Orso uscito dà una macchia vicina gli fu ucciso un bove. Il Santo tutto confidente nella Divina Provvidenza comandò all’Orso che s’accompagnasse al bove rimasto e che si sottoponeasse al gioco. Obbedì l’orso, et il Santo si servì lungo tempo di lui per arare la terra.” Per lungo tempo l’aratro venne conservato sotto la mensa dell’Altare maggiore, nel cuore del Tempio a lui consacrato. In seguito, forse a causa di uno dei frequenti incendi causati dall’affastellamento di lumi e ceri che ardevano giorno e notte dinanzi gli altari, dell’antica reliquia se ne perdono le tracce.

Navata della Chiesa di San Montano, (Roccaporena).
Il 30 Ottobre del 1626 la delegazione vaticana incaricata di provvedere alla Beatificazione dell’Avvocata degli Impossibili visitò il Tempio consacrato al santo patrono di Roccaporena con l’intento di esaminare le immagini che, raffiguranti la Serva di Dio, venivano conservate con mistica devozione dalla comunità locale. A destra della porta d’entrata i notai che componevano la delegazione notarono la sacra rappresentazione del Santo protettore di Roccaporena che, raffigurato con mitra ed aureola, campeggiava silente accanto all’Avvocata degli Impossibili ritratta con il capo sanguinante. L’espressione “more sanctorum”, come s’usa per i santi, tradisce una certa meraviglia da parte della commissione d’inchiesta nel constatare che, quella che essi, con tutta la prudenza richiesta dal caso, s’accingevano ad annoverare nel numero dei beati, era già stata proclamata santa da suoi compaesani.

Navata della Chiesa di San Montano , (Roccaporena).


