Vietnam, il fascino del Mekong

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Testo di Annarosa Toso

Cosa offre il Vietnam di diverso dagli altri paesi dell’Oriente? Me lo sono chiesto quando ho avuto l’invito a visitare il sud di questo paese. E poi mi stuzzicava l’idea di constatare come si era evoluto uno stato, tra i pochi ancora oggi a regime comunista, dopo la lunga guerra che lo aveva devastato. Quella guerra che oggi è un grande business e forse lo sarà per sempre. Libri, poster, magliette, cappellini, souvenir vari ci riportano inevitabilmente a quel conflitto finito da anni, ma presente nella materialità degli oggetti e soprattutto nel cuore di chi l’ha vissuto. A Phu Quoc il grande campo di concentramento e il museo della guerra di Ho Chi Minh raccontano con immagini forti le tragedie di un conflitto cruento. Il 2 settembre, il Vietnam festeggia l’indipendenza dalla Francia dopo un’occupazione durata dal 1883 al 1954. La chiesa di Notre Dame, nel centro di Ho Chi Minh ci ricorda il protettorato francese e che la religione cattolica è presente al 10-15% con libertà di culto. Anche il Palazzo della Posta disegnato in parte da Gustave Eiffel risale ai tempi del protettorato francese. Il Vietnam vanta una natura rigogliosa, grazie al clima tropicale e uno dei suoi assi nella manica è il delta del Mekong.

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Emozionante solcarlo, guardare le sue acque, esplorare i sinuosi canali anche quando il cielo diventa di piombo e una improvvisa pioggia torrenziale inonda la barca e bagna tutti dalla testa ai piedi, malgrado la copertura, rivelatasi inutile. Il colore del Mekong, decisamente giallo ocra, diventato ancora più cupo, resta unico e superbo. Non potrebbe essere altrimenti. Vasto come un mare, sul suo delta, si può misurare l’infinito. Sul Mekong, tutte le mattine prende vita il mercato galleggiante di Cai Rang, nei pressi di Can Tho. Qui si vende all’ingrosso frutta e verdura ed è uno spettacolo genuino vedere la grandi barche cariche di ogni tipo di mercanzia circondate da migliaia di barchini che rivenderanno poi i prodotti al minuto. Un business vero per chi compra e vende e non solo uno spettacolo a beneficio dei turisti ai quali viene comunque offerto di acquistare cibo, bevande e souvenir. Il Mekong è una risorsa per i vietnamiti e non solo perché sul fiume si svolge un pezzo della loro vita come per coloro che abitano sulle sue sponde, ma perché è meta indiscussa per tutti i turisti. Il fiume dei 9 dragoni, come il numero dei bracci in cui si divide il delta, nasce nel Tibet ed è lungo quasi 5.000 km. Bagna Cina, Myanmar, Laos, Thailandia e Cambogia. Non ci sono dragoni all’orizzonte, ma solo uno struggente fascino. La popolazione è cordiale, apparentemente serena. I giovani, sfrecciano sui motorini, per lo più di fabbricazione coreana, ma non mancano le Vespe considerate più prestigiose.

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Ignorano volutamente la lingua francese conosciuta solo dagli anziani, e parlano un fluente inglese, seconda lingua ufficiale. I bar e ristoranti sono pieni, il rito dell’aperitivo si consuma a Ho Chi Minh, come a Milano o a New York. Una curiosità: Ho Chi Minh sulla bocca dei vietnamiti è ancora Saigon. Persino la sigla IATA dell’aeroporto è rimasta SGN, sigla che identifica lo scalo aeroportuale nel mondo aeronautico. I dati sull’economia ci dicono che il reddito è molto basso, eppure non si ha questa impressione, almeno nelle grandi città, dove il traffico è caotico, le automobili sono da migliaia di dollari e i negozi delle marche internazionali sono ubicati nei punti più strategici della metropoli. Inutile portare gli euro, che nella maggior parte dei casi non vengono accettati o cambiati a condizioni molto sfavorevoli. Munirsi di dollari e cambiare nella moneta locale. Di buon artigianato sono tutti gli oggetti realizzati in cotone e seta dall’abbigliamento agli accessori. Pregevoli gli oggetti dipinti e quelli in legno intarsiato. A Phu Quoc, nella fabbrica di perle, si può acquistare un oggetto prezioso a un costo super conveniente.

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Per chi ricorda il libro l’Amante scritto da Marguerite Duras, nata a Saigon nel 1914, una visita alla Maison Blu, la splendida villa usata come set cinematografico per le riprese dell’omonimo film, è quasi obbligatoria. Il libro autobiografico, fu ambientato dall’autrice nel 1929 quando il Vietnam si chiamava Indocina Francese. Ci racconta la sua storia quando giovanissima e di buona famiglia, era diventata l’amante del ricco cinese Huynh Thuny Le. La Maison Blu conferma lo spirito di un passato lontano ma ancora vivo nella memoria di tanti. Il Daily Telegraph, lo scorso anno, ha definito il Vietnam una delle migliori 20 destinazioni turistiche del mondo. Gli aeroporti anche quelli minori, come quello di Phu Quoc Island o di Can Tho sono nuovi, funzionali e con servizi super efficienti. Le catene alberghiere internazionali di lusso sono presenti in tutto il Paese e a Phu Quoc, la bellissima isola che si affaccia sul golfo del Siam a un’ora di volo da Ho Chi Minh, è in via di costruzione un resort super lusso su una delle spiagge più belle dell’isola. Ultimamente non è più richiesto il visto per chi proviene da Francia, Italia, Germania, UK e Bielorussia. Nel 2014, i turisti che hanno visitato il Vietnam, sono stati quasi 8 milioni.

 

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