VIAGGIO A SASSARI

nella suggestione del suo territorio e delle sue tradizioni

 

Testo di Luisa Chiumenti Foto di Luisa Chiumenti e Archivio

Come un inno alla Sardegna, un ospite straniero così si espresse nei riguardi di questa terra: “…la Sardegna è una “meravigliosa isola”  ed “ è come un diamante dalle mille sfaccettature: ogni viaggiatore è venuto e ne ha osservato qualche aspetto, ha posto il diamante contro luce e ha preteso di vederne in breve tempo le virtù e i difetti”. Affascinato dall’atmosfera singolare e forse un po’ misteriosa a volte che si coglie attraversando quelle terre, ecco ad esempio uno di tali viaggiatori, David Herbert Lawrence che, giunto in Sardegna per un viaggio con la moglie, nel 1921, prolungò  il suo soggiorno per quindici giorni,  rimasto affascinato dalla rude, primitiva forza che si sprigionava  dall’aspra terra e dalla potente espressività  della gente sarda, fissò poi  le sue impressioni in un libro che intitolò  appunto “Viaggio in Sardegna”.

E molti furono gli scrittori, che amarono eternare le proprie impressioni dopo un viaggio nell’isola: fra essi ad esempio una donna, Amelie Posse Brazdovà (in “Interludio di Sardegna”. Ritratto inconsueto dell’Isola nel Diario 1913-16 di una famosa scrittrice svedese – Ed. Tema – 1931), che così si esprime dopo una visita a Sassari:  “Ricordo… una allegra  e originale fontana tardorinascimentale, la Fonte di Rosello, sotto la cinta muraria. Aveva  più l’aria di una tomba regale che di una fontana. La massiccia struttura quadrata di marmi multicolori era coronata da leggeri archi intersecati e ornata agli angoli da statue; l’acqua sgorgava lenta da file di teste di leone dentro vasche strette e basse…”

La città di Sassari, ricca di palazzi storici, molti dei quali affacciati sulla via principale, il C.so Vittorio Emanuele, arteria storica del centro abitato, aveva anche un proprio castello, i cui resti sono stati ora messi alla luce ( l’inaugurazione è avvenuta nel dicembre 2011) dopo una serie di attente campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza archeologica. E’ così che oggi il visitatore può percorrere, nella parte relativa al bastione del XVI secolo, il cosiddetto “antemurale”, per poi proseguire lungo un percorso di corridoi, su due piani, all’interno dei quali trovavano collocazione i cannoni rivolti verso la città.

Il complesso è  già riconoscibile sulla grande piazza, attraverso una struttura di protezione ed accesso alle gallerie sotterranee illuminate mediante led. Infatti, a livello della piazza è stata sistemata a verde parte della copertura di accesso ed è stata realizzata un’area vetrata che permette l’illuminazione naturale dell’antemurale. Due gli ingressi: uno di accesso a monte dell’area archeologica e uno di uscita attraverso la scala interna originaria. Dalla partenza si accede, attraverso una passerella, alla parte bassa del fossato e da qui si penetra nell’area inferiore, che si sviluppa per circa 60 metri. Attraverso la scala interna è possibile accedere al livello superiore che propone un tragitto più breve, poiché il cunicolo ha un’estensione minore; al termine si può uscire attraverso la seconda bussola.

Ma come non fermarci a parlare dei nuraghi? Oltre la natura così ancora “vergine” in uno spazio sconfinato, ed oltre il mare, la Sardegna possiede uno splendido patrimonio ambientale: quello di più di  settemila nuraghi sparsi in tutto il territorio.

Nel XI secolo Sigismondo Arquer  fornì questa definizione dei nuraghi : “ Antichissime rovine costruite a somiglianza di torri profonde, ristrette in alto, fatte di grossissimi sassi, presentano porte strettissime e, dentro lo spessore del muro, scale che portano alla sommità”.

Si tratta in effetti di strutture architettoniche dall’aspetto monumentale costituite da torri a due piani a forma di tronco di cono, realizzate con pietre di grosse dimensioni, posizionate “ a secco” in cerchi concentrici sovrapposti che diminuiscono di diametro verso l’alto.

Inseriti in un contesto naturalistico e urbanistico eccezionali, il complesso dei nuraghi, dei villaggi e  delle tombe megalitiche caratterizzano il paesaggio della Sardegna, proprio per la presenza di così originali strutture circolari che nel tempo vennero utilizzate per scopi diversi, sui quali tuttora l’archeologia sta indagando: fortezze, abitazioni o sepolture, anche se oggi si pensa si trattasse senz’altro di abitazioni e si esclude totalmente l’idea che venissero utilizzate come fortificazioni.

E non lontano da Sassari, ecco il Nuraghe Santu Antine (Sa domo de su Re), nel Comune di Torralba, che è molto ben conservato e che cominciò ad essere indagato dagli scavi del Taramelli nel 1935 e successivamente ne furono compiuti diversi altri, fino allo stato odierno, che lascia ancora interrata una porzione di villaggio nettamente superiore a quella visibile!
Di grande suggestione, il nuraghe si staglia nel cielo  e si distingue già in lontananza con le sue grandi pietre collocate a secco nella struttura tronco conica.  Non è possibile in questa sede parlare anche dei meravigliosi “sapori” di Sardegna e delle sue “cantine”, come quella famosissima di “Sella e Mosca” e delle manifestazioni collegate, come quella di ‘Ajo’ a Ippuntare’  ad Usini, con le degustazioni  di vini e prodotti del territorio Coros-Figulinas , ma anche delle mura e delle Torri di Alghero, come la poderosa Torre Sulis, recentemente restaurata e dedicata ad eventi politici e culturali di notevole spessore o le visite a santuari come quello di San Pietro di Sorres o centri piccolissimi ed antichissimi come il  borgo medievale di Rebeccu  e la vicina Necropoli di Santu Andrea Priu , dalle camere splendidamente dipinte.  Per non parlare di tanti altri bei centri abitati come Ozieri, bella ridente cittadina é nota per le corse dei cavalli all’ippodromo di Chilivani, ma anche per le sue molte specialità gastronomiche tra cui i caratteristici “suspiros” ( sas copuletas) e l’ottimo il “pane fine” , uno dei numerosissimi, ottimi tipi di pane che vengono prodotti in Sardegna.