Nel sud-est asiatico per i suoi vivaci festival

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Le celebrazioni, religiose o tradizionali che siano, sono spesso l’espressione contemporanea del ricordo delle origini, delle radici di un popolo; un patrimonio immateriale che si tramanda di generazione in generazione al fine di salvaguardarlo. Un viaggio che permette di assistere a questi importanti momenti di festa e di ricordo da parte della popolazione ospitante, offre il privilegio assoluto di empatia con essa e maggior conoscenza delle sue tradizioni e dei suoi rituali. Tra gennaio e febbraio si celebrano tre feste assai pittoresche: la festa di Ati-Atihan nelle Filippine, il Wat Phu in Laos e il Festival dei Chin in Birmania. Ritenetevi invitati!

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Filippine: la festa di Ati-Atihan

A Kalibo, sull’isola di Panay, la terza settimana di gennaio si celebra la più importante e colorata festa delle Filippine: l’Ati-Atihan. Di origine pre-cristiana, questa festa celebra l’incontro tra i Datus, provenienti dal Borneo, e la popolazione locale degli Ati. Nel XIV secolo i Datus, in fuga da un re tiranno, chiesero rifugio al re Marikudo degli Ati e in cambio di un prezioso copricapo dorato, chiamato salakut, ottennero di potersi insediare nelle basse terre dell’isola di Panay. A quel tempo gli Ati celebravano il buon raccolto con una solenne festa annuale e così i Datus, per onorare i loro ospiti dalla pelle scura, partecipavano ai festeggiamenti ricoprendosi i corpi di fuliggine. Infatti il termine Ati-Atihan significa “sembrare un Ati”. Con l’arrivo degli spagnoli e l’introduzione del Santo Niño (il Santo Bambino Gesù), il festival assunse anche un significato religioso per i cristiani. Oggi lo straordinario Ati-Atihan è una vivace e colorata espressione di un sincretismo religioso che vede perpetuare i riti tribali e quelli cattolici. Parate di numerosi gruppi di danzatori in maschera, “neri di fuliggine”, si alternano alle processioni che ostentano le immagini del “Santo Bambinello”. Un’esperienza davvero esilarante!

 Programma dettagliato: Il festival Ati-Atihan

 Data di partenza: 11 gennaio 2017, in via di conferma

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In Laos per la Festa del Wat Phu

Presso l’antico complesso religioso khmer di Champasak, riconosciuto Patrimonio Unesco nel 2001, ogni anno, nel plenilunio del terzo mese lunare, si celebra l’emozionante Festa del Wat Phu. I riti ad essa dedicati coprono una durata di tre giorni, ma è durante la giornata conclusiva che le cerimonie buddhiste raggiungono il culmine. Si inizia all’alba con la solenne cerimonia del tak bàat, durante la quale i monaci ricevono offerte di cibo dai fedeli, e si finisce con una processione serale chiamata wien thìen, “circoambulazione”, con migliaia di candele accese intorno ai santuari. Nel corso dei tre giorni della festa i pellegrini laotiani risalgono la collina fermandosi a pregare e a lasciare offerte di fiori e incenso. I festeggiamenti includono spettacoli di musica e danze tradizionali, performance sportive, parate di elefanti e cavalli. Ampio spazio viene inoltre dedicato ai prodotti locali, dal cibo all’artigianato. Il complesso religioso vanta un fascino singolare grazie ai suoi padiglioni in rovina disseminati tra alberi e risaie, con una disposizione unica nell’architettura khmer. Durante il festival l’atmosfera dell’importante sito si fa solenne e il genius loci, lo spirito del luogo, si fa sentire in tutta la sua potenza.

Programma dettagliato: Festival Wat Phu a Champasak

Data di partenza: 29 gennaio 2017, in via di conferma

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Il Festival dei Chin a Mindat, in Birmania

Nella cittadina montana di Mindat e nei suoi dintorni, appartenenti allo Stato Chin della Birmania Occidentale, vive la minoranza etnica Chin e i suoi diversi sottogruppi. Di discendenza tibeto-birmana, i Chin si distinguono soprattutto per gli elaborati tatuaggi facciali delle donne e per la singolare attitudine a suonare il flauto con il naso. I Chin sono un popolo molto pacifico che non ha mai avuto un esercito ribelle contro il regime centrale. Sono molto ospitali, amano la famiglia, la vita e le cerimonie in comune. Sulle montagne intorno a Mindat vivono le tribù dei Munn, dei Makan e dei Dine che si differenziano per i diversi disegni dei tatuaggi. Le donne Munn hanno il viso tatuato da una serie di piccoli anelli concatenati che disposti a mezzaluna scendono dalle guance fino al collo; le donne Dine hanno invece il viso completamente tatuato da centinaia di piccoli punti; il tatuaggio delle donne Makan è costituito da un motivo di linee disposte a raggiera che fanno assomigliare il disegno alla ragnatela tessuta dal ragno. In occasione del Festival dei Chin il viaggiatore partecipa alle celebrazioni ufficiali a Mindat, dove si recano le delegazioni dei paesi circostanti con i rappresentanti in abiti tradizionali.

Programma dettagliato: Pagode e etnie sconosciute

Data di partenza: 10 febbraio 2017, in via di conferma

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