KAMCHATKA, TERRA DI FUOCO E DI GHIACCIO

Testo e foto di Romeo Bolognesi

Se non fosse per il gioco del Risiko, dove costituisce una fondamentale pedina territoriale per la conquista di Asia o Nordamerica, della Kamchatka non conosceremmo probabilmente neppure l’esistenza. Troppo lontana da noi: 10 mila km in linea d’aria e ben 11 ore di fuso orario; insomma un altro mondo. Si tratta di una penisola dell’estremo oriente russo, nell’est della Siberia, protesa da nord a sud nell’alto dell’oceano Pacifico. Al suo largo si trova la fossa delle Kurili, – 10.500 m, una delle maggiori profondità oceaniche. Territorio montuoso, possiede due catene parallele che si spingono fino a 4.750 m di altezza, 14 mila fiumi, 100 mila laghi tra grandi e piccoli, 414 ghiacciai perenni. L’inverno si presenta rigidissimo, con temperature fino a – 40°C, otto metri di neve e fiumi e laghi ghiacciati per sette mesi all’anno. Una terra di ghiaccio, dunque? Non esattamente, perché nella breve estate le foreste di betulle, che coprono un terzo del territorio, si popolano incredibilmente di animali e di piante, e poi anche il fuoco vi gioca una parte non secondaria, sotto forma di vulcani e di manifestazioni geotermiche di vario genere come pozze ribollenti di fango, fumarole, geyser e sorgenti termali terapeutiche, grazie alla presenza di vari tipi di minerali, dallo zolfo al boro. Trovandosi nel punto di frizione tra la zolla tettonica continentale eurasiatica e quella nordamericana noto con il nome di “Anello di fuoco del Pacifico”, l’energia sotterranea si scarica attraverso un numero rilevante di vulcani: oltre 160 quelli in quiescenza e una trentina ancora attivi. Ma i numeri non vanno presi alla lettera: nel 2007 vi è stato scoperto un vulcano inattivo da 1,5 milioni di anni, con un diametro di ben 35 km, tra i maggiori del mondo. Quindi una terra di fuoco e di ghiaccio al tempo stesso, dominata da una natura preponderante quasi per nulla intaccata e alterata dall’uomo, un museo ecologico all’aperto con 60 specie di mammiferi, dall’alce all’orso bruno, dalla pecora delle nevi al gallo cedrone, dalle lepri alle volpi rosse e polari, e 160 di uccelli terrestri, rapaci e marini, con in mare leoni marini, foche, lontre, delfini, balene e orche, un ambiente dove si fondono gli ecosistemi della tundra artica e della taiga siberiana, con laghi acidi dai mille irreali colori, sorgenti termali calde in mezzo ai ghiacciai, imponenti cascate, brune colate pietrificate di lava e incredibili sculture di pietra create dalle eruzioni. E poi il 27 % del territorio protetto con 5 parchi nazionali e due naturali e il territorio dei vulcani tutelato dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Può sembrare strano, ma questa penisola estrema è anche una terra di curiosità e di primati, a cominciare dalla densità, con meno di un abitante per kmq, tra le più basse del pianeta, e dalla bellezza delle sue donne, cantata da stornellatori e poeti, non ultimo quel donnaiolo del D’Annunzio. La penetrazione russa cominciò soltanto nella seconda metà del 1600 ad opera di cacciatori, pescatori e avventurieri che iniziarono un lento processo di russificazione, cristianizzazione e poi di sovietizzazione, trovando questi ultimi terreno facile nei nativi che per loro indole atavica non riuscivano proprio a concepire l’idea della proprietà privata. Animasti convinti, essi vivevano infatti da sempre in armonia con l’ambiente, capace di fornirgli tutto ciò di cui avevano bisogno, sia che fossero pescatori, cacciatori o allevatori di renne. Le prime esplorazioni per terra e per mare risalgono al 1725 e furono opera di Vitus Johannes Bering, incaricato dallo zar Pietro il Grande di verificare se vi fosse un collegamento tra Siberia e Nord America.

 

 

Per ben due volte la Kamchatka è stata sul punto di diventare uno degli Stati Uniti d’America: nel 1867, quando la Russia vendette l’Alaska agli USA, anche lei era in vendita, poi Stalin per fare cassa tentò di venderla ad un miliardario americano, ma con la clausola che dovesse però rimanere comunista, e non se ne fece nulla. Poi fino agli anni 90 è stata interdetta a stranieri e russi per motivi strategici militari, e un timido turismo ecologico di scoperta è iniziato soltanto in questi ultimi tempi. I luoghi incantevoli e gli spettacoli affascinanti non mancano. Come la Valle dei Geyger, un canyon di non facile accesso scoperto soltanto nel 1951, percorsa da un torrente termale d’acqua calda disseminata da caldere ribollenti di fango e da 20 grandi geyger che sputano ritmicamente colonne di vapore acqueo alte fino a 12 metri, oppure il cratere del vulcano attivo Mutnovsky, dove si penetra nell’immensa caldera attraverso uno stretto canyon tra fumarole di zolfo, acque ribollenti e ghiacciai fumanti, in un ambiente fantastico e inquietante degno di “Viaggio al centro della Terra”. Oppure percorre in barca la baia di Avacha, di fronte al capoluogo Petropavlovsk, tra migliaia di uccelli (pulcinelle di mare, pulcinelle dai ciuffi, urie, fulmari, aquile di mare e gabbiani siberiani) che nidificano su isole e scogliere, mentre nelle fredde acque, dove si specchiano i ghiacciai circostanti, nuotano leoni marini, foche, lontre marine, delfini balene e orche. Abbiamo parlato di primati della Kamchatka. I suoi fiumi e i suoi laghi costituiscono uno dei principali luoghi al mondo per la riproduzione dei salmoni. Ogni anno 2 milioni di quei pesci ritornano in queste acque per il loro perenne rito di amore, riproduzione e morte, attesi regolarmente al varco sulle sponde da una miriade di orsi bruni, pronti a farne una bella scorpacciata e ad offrire uno degli spettacoli superbi della natura. L’orso locale, che qui registra la più alta concentrazione, è il maggiore della terra: supera i 3 metri di altezza, per un peso di 350 kg. Anche l’alce di queste contrade è da primato, con una tonnellata di peso e un palco di corna ampio 170 cm. Infine pure i rapaci raggiungono da queste parti una delle maggiori densità del pianeta: aquile di mare, aquile dalla coda bianca e aquile dorate.