IL LAGO DI COMO A MISURA DI TABLET

 

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Villa Carlotta

di Anna Maria Arnesano e Giulio Badini

Un grande patrimonio paesaggistico, naturalistico e turistico, un’oasi climatica nel cuore della regione più industrializzata e popolata d’Italia. L’amenità dei luoghi e l’aria salubre hanno spinto, già dal Rinascimento, la nobiltà e l’alta borghesia lombarda a scegliere i laghi come meta di villeggiatura, inondandone le sponde di pregevoli ville circondate da altrettanti splendidi giardini, dove hanno trovato ispirazione e riposo, tra gli altri, personaggi del calibro di Catullo, Virgilio, Leonardo, Petrarca, Manzoni, Foscolo, Parini, Carducci e D’Annunzio. Perché lago significa vacanza in tutte le stagioni. In inverno le cime innevate si specchiano nelle acque, la primavera offre un caleidoscopio di colori, l’estate invita alla pratica degli sport nautici, l’autunno regala una tavolozza di tinte tenui. I visitatori del ventunesimo secolo che decidono di scoprire uno tra gli angoli più affascinanti della Lombardia, il lago di Como, in modo diverso ma molto coinvolgente, possono farlo servendosi dei più moderni sistemi multimediali interattivi. Grazie al sostegno della Regione Lombardia, il Comune di Tramezzina ha potuto realizzare il progetto ARTWAY elaborato dal MeetMuseum, sviluppato con Yottacle, che ha interessato anche gli enti di gestione di Villa Carlotta, Villa del Balbianello (FAI), Sacro Monte di Ossuccio (sito Unesco) e Isola Comacina. Centocinquanta tablet a noleggio al costo di circa 3 euro tutto il giorno, messi a disposizione dei turisti con oltre duecento contenuti originali relativi a circa ottanta punti di interesse, situati su un territorio che implica le comunità di Lenno, Tremezzo, Mezzegra e Ossuccio, che nel 2014 sono state accorpate nel Comune di Tremezzina. Nove chilometri d’itinerari raccontati con oltre cinque ore complessive di audio/video originali in italiano e inglese, comprendente quaranta giochi interattivi e quindici ricostruzioni virtuali. Ovviamente, i video sono diversi per adulti e per bambini.

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Isola Comacina

Artway diventa così un sistema davvero rivoluzionario in campo turistico perché offre all’ospite la possibilità di scegliere l’itinerario in base al tempo disponibile e ai suoi interessi, di svolgere un tragitto completo o breve, di muoversi liberamente senza alcun vincolo. Inoltre, questa tecnologia innovativa non ha bisogno di connessioni wi-fi o di copertura di rete, ma funziona in totale autonomia con un’interfaccia intuitiva. Insomma questo evento, primo nel suo genere, testimonia quanto il territorio abbia scommesso sul patrimonio artistico-storico e culturale per rilanciare e valorizzare, rendendolo ancora più appetibile, un turismo sì di nicchia ma anche accessibile ad ospiti a cui piace stare in mezzo alla natura e che ama godere, fosse solo, anche il bellissimo paesaggio circostante. Oltre a ciò, a settembre verrà aperto il museo iconografico del paesaggio, attualmente in fase di allestimento nella storica Villa Mainoni di Tremezzo.

I quattro itinerari culturali della Tramezzina che hanno dato vita al progetto Artway sono quelli di Villa Carlotta, Villa del Balbianello (FAI), il Sacro Monte di Ossuccio (sito Unesco) e l’Isola Comacina.

 

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Interno Villa Balbianello

Villa del Balbianello

Sulla costa occidentale del lago di Como, troviamo le dimore più belle che hanno fatto la storia del lago, come Villa del Balbianello a Lenno, che si distingue da ogni altra residenza lariana per il suo stato di isolamento pastorale. Quiete e bellezza di questo luogo si intrecciano ancora oggi come allora: nessun ristorante affollato, nessuna automobile e nessuna ciminiera fumante a conservazione di un patrimonio ineguagliabile. La Villa è un bell’edificio cinquecentesco con elegante parco rimaneggiato nel 1700 dal cardinal Durini, su un preesistente monastero francescano. Alla sua morte, la villa passò al nipote Luigi Porro Lambertenghi, e da quel momento iniziò ad essere frequentata dai più famosi intellettuali del Risorgimento, da Silvio Pellico a Giovanni Berchet, da Giuseppe Giusti allo stesso Alessandro Manzoni. In seguito la proprietà venne acquistata da Giuseppe Arconati Visconti, il cui figlio Gianmartino fece realizzare dei miglioramenti alla loggia e al giardino; purtroppo in corrispondenza del declino del casato ci fu una graduale trascuratezza ed incuria della dimora. Il suo stato di abbandono durò fino a quando un ufficiale statunitense, un certo Butler Ames, la acquistò e ne ristrutturò il giardino. A metà degli anni Settanta del 1900, la villa venne comprata dall’esploratore ed alpinista Guido Monzino, erede della famiglia fondatrice della Standa, che la arredò con oggetti preziosi portati dai suoi avventurosi viaggi. Addirittura allestì, nel sottotetto, un proprio personale Museo delle Spedizioni, costituito da foto, bandiere, reperti e riconoscimenti, che negli anni contribuirono a tracciare la storia delle sue celebri imprese geografiche. Monzino, morì senza eredi nel 1988, lasciando lodevolmente in eredità con il suo contenuto di storia e di arte la villa al FAI (Fondo Ambiente Italiano).

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Isola Comacina

L’isola Comacina è l’unica isola lariana a breve distanza da Sala Comacina. Questo lembo di roccia vanta una storia antica e gloriosa: fu imprendibile roccaforte cristiana durante le invasioni barbariche ed arrivò a rivaleggiare con Como, finché questi nel 1169 la rasero al suolo. Oggi merita una visita per i resti del suo castello medievale e per quelli delle sue chiese romaniche, ma anche per la sua caratteristica natura lussureggiante e per gli splendidi panorami mozzafiato. A partire dal 1900, quando il re del Belgio donò l’isola al governo italiano, finì sotto la responsabilità dell’Accademia di Brera, incaricata a tutelarne l’interesse archeologico e la bellezza. In quegli anni vennero costruite anche le tre case per gli artisti progettate da Pietro Lingeri, in stile razionalista, atte a rendere l’isola l’epicentro dell’arte. Tuttavia, grazie ad una serie di scavi archeologici eseguiti sempre nel corso del Novecento, l’isola Comacina è stata collocata tra le aeree archeologiche più interessanti dell’Italia settentrionale per il periodo tardo-romanico e alto-medievale. Un ricordo particolare dell’epoca è quello di un singolare personaggio come Lino Nessi, detto “Cotoletta”, il quale ha gestito la caratteristica locanda che ancora oggi, come nel lontano 1947, continua ad offrire lo stesso, apprezzato, menù fisso a base di polli alla diavola e con l’imperdibile rito finale del calderone con il caffè al brandy preparato dal folcloristico oste, Benvenuto Puricelli, uno chef che ha portato la cucina lariana in giro per il mondo.

 

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Villa Carlotta Amore e Psiche -Canova

Villa Carlotta

L’”Ultimo bacio di Romeo e Giulietta” di Hayez, “Amore e Psiche” del Canova, “Apoteosi di Napoleone” di Andrea Appiani, sono solo alcuni capolavori che per più di due secoli hanno fatto di Villa Carlotta una meta imprescindibile per tutti gli intellettuali e che ancora oggi attraggono numerosi visitatori, parecchi dei quali stranieri. Oltrepassare i cancelli della villa significa entrare nella storia di questa dimora dove per secoli e, ancora oggi, hanno convissuto in maniera armonica la natura e l’ingegno umano. Basti pensare ai 70 mila metri quadrati tra giardini e strutture museali. Duplice anima, duplice fascino, questa è Villa Carlotta! Da un lato gli interni ricchi di opere d’arte conservate nelle sue stanze, fiore all’occhiello del Neoclassicismo Lombardo, dall’altro l’immenso giardino che racchiude una concentrazione di specie botaniche, una stratificazione di stili architettonici e paesaggistici nonché un’integrazione di ambienti vegetali, che lo rendono unico nel suo genere. L’immenso parco, in effetti, è rinomato anche per la straordinaria fioritura primaverile dei rododendri e delle azalee in oltre centocinquanta varietà. Ciò nonostante, ogni periodo dell’anno è ideale per una visita data la presenza di antichi esemplari di camelie, cedri e sequoie secolari, platani immensi ed essenze esotiche, collocate in ambienti create ad arte nei secoli dagli architetti dei giardini. Otto ettari visitabili dove si alterna l’ampio giardino all’italiana risalente all’epoca seicentesca con alte siepi a taglio geometrico, parapetti e balaustre, statue e giochi d’acqua, con quello del giardino all’inglese, ricco di alberi pregiati di grandi proporzioni e di panorami incantevoli.

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Veduta Sacro Monte Ossuccio

Sacro Monte di Ossuccio

Situato di fronte all’Isola Comacina, in un’ottima posizione panoramica sul lago, il Sacro Monte di Ossuccio conserva uno straordinario valore paesistico. La sua storia affonda le radici nel tempo e, ancora oggi, ad alcune domande non ci sono risposte certe. Di sicuro si sa che i lavori di edificazione del Sacro Monte iniziano nel 1635 presso il Cinquecentesco santuario della Madonna del Soccorso; non sono noti però ne i fondatori ne i promotori, ma sembra che il complesso devozionale sia nato su iniziativa dei Francescani e delle famiglie nobili locali. L’insieme è costituito da quattordici cappelle dedicate ai Misteri del Rosario, costruite tra il 1635 e il 1710, distribuite lungo il percorso ascensionale che porta al Santuario della Madonna del Soccorso, all’interno del quale è collocata l’ultima edicola. Si arriva attraverso una strada acciottolata costeggiante coltivazioni di ulivi, che dona al complesso un aspetto armonico tra architettura e paesaggio. Le cappelle variano tra loro per costruzione e forma, rettangolari barocche e cappelle a pianta centrale, ma con una particolarità architettonica: i portici che, su sottili colonne, si sviluppano sulla strada per tutta la larghezza, cosicché da creare uno stretto legame tra il tragitto e le singole edicole. Tuttavia c’e da dire che questo luogo, benché possa sembrare evidente il valore sacro, non ha un interesse unicamente religioso. Sono molti gli aneddoti di storia locale, le leggende e le curiosità legate a queste cappelle e al Santuario della Madonna del Soccorso, ultima tappa del pellegrinaggio.

INFO: MEETMUSEUM

Via La Marmora 2

20831 – Seregno (MB)

info@meetmuseum.com, www.meetmuseum.com,

www.artwaytremezzina.it