GEORGIA E SVANETI: IL CAUCASO TRA EUROPA ED ASIA

Testo di Romeo Bolognesi  Foto di Romeo Bolognesi e Archivio

I geografi non sono concordi se attribuire la Georgia all’Europa oppure all’Asia: dipende da quali confini si prendono in considerazione per i due continenti, non a caso chiamati anche Eurasia; qualcuno, con soluzione un po’ salomonica, ha pensato addirittura di includerla nel Medio Oriente, come estrema nazione settentrionale. Se la geografia pone qualche dubbio, storia, cultura e religione forniscono invece un responso univoco, a favore nettamente della prima. Basta andarci, contare chiese e monasteri e poi guardare in faccia agli abitanti mentre bevono avidamente e in abbondanza il vino più antico della terra, per rendersi conto di essere ancora in Europa, magari al suo limite estremo sudorientale, con tutte le ambiguità e le contraddizioni tipiche delle terre di confine.  La Georgia, grande quanto un quarto dell’Italia ma con meno di 5 milioni di abitanti e una delle più basse densità europee, è uno stato ex sovietico del Caucaso meridionale, ad est del Mar Nero, che confina con Russia, Armenia, Turchia e Azerbaigian. Paese montuoso, che si sviluppa per oltre la metà sopra i mille metri, presenta un gran numero di cime sopra i 3.500, fino alla vetta massima di 5.201 m; il 38 % si presenta coperto da foreste e possiede un gran numero di specie vegetali endemiche. Nonostante ciò, ai tempi dell’Urss era la più ampia e la più importante delle repubbliche caucasiche, soprattutto per l’agricoltura. Quale corridoio naturale tra Mar Nero e Mar Caspio, è sempre stata una terra di passaggio per idee e mercanzie, ma anche per eserciti: qui sono passati, soggiogandola, un po’ tutti gli imperi eurasiatici, da qui transitava un ramo della Via della Seta, e anche prima altre strade commerciali non meno importanti. La sua storia parte davvero da molto lontano: nella zona meridionale sono stati scoperti scheletri di Homo erectus, nostri lontani progenitori, risalenti a 1,7 milioni di anni fa, i più antichi abitanti finora noti dei due continenti.

 

Un altro primato di questa terra nota per la longevità dei residenti, con parecchi ultracentenari. Già regno unificato nel IV sec. a.C., quando per i greci era la Colchide, la mitica terra del vello d’oro rapito da Giasone e dai suoi Argonanti, fu tra le prime nazioni ad accogliere il Cristianesimo, che nel 337 divenne religione di stato, autonoma dal patriarcato di Antiochia. L’età d’oro fu tra XI e XIII sec., interrotta nel 1223 dalla disastrosa invasione dei Mongoli di Gengis Khan, quando si disintegrò in vari staterelli e fu sottoposta a ripetute dominazioni da parte di Persiani e Turchi ottomani. Nel 1800 entrò a far parte dell’impero russo, nel 1918 si ribellò a Mosca fondando una repubblica democratica che fu però soggiogata dall’Urss nel 1922, rimanendo sovietica fino al 1991. Nonostante fosse la terra natale di un tale signor Iosif Dzhugshvili, in arte Stalin, si oppose decisamente al processo di sovietizzazione con diverse sommosse. A causa di un’estrema varietà etnica e per la sua posizione geopolitica calda, balza spesso agli onori della cronaca per conflitti intestini. Oltre che per l’antica cultura e l’arte peculiare, soprattutto religiosa (sono ben 5 i siti georgiani riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità), la Georgia è famosa anche per la sua gustosa cucina e per i suoi rinomati vini, assai apprezzati in tutta l’ex Urss: conta 500 varietà di uva endemica e sono state rinvenute molteplici testimonianze di vinificazione a partire dal III-II millennio a.C.. Forse non è esagerato definirla come la terra d’origine del vino. A Tbilisi, la bella capitale un po’ turca e levantina e un po’ cristiana e latina con le case dai balconi di legno, si possono trovare luoghi di culto di tutte le religioni, e lungo l’elegante corso Rustaveli negozi, caffè e ristoranti eleganti.


Lo Svaneti, o Svanezia, la regione caucasica di nord-ovest, può essere considerata come una perla a sé stante della Georgia e al tempo stesso una delle ultime scoperte turistiche in Europa. Si tratta di un’area montuosa d’alta quota, con picchi alti  4.000 m e oltre, profonde vallate solcate da torrenti dove gli abitanti immergono ancora pelli di pecora per catturare le pagliuzze d’oro come ai tempi di Giasone, enormi foreste di conifere e prati alpini, ghiacciai e nevi perenni. Scenari stupendi di montagne incontaminate, genuine come secoli or sono, non ancora intaccate da valorizzazioni turistiche, tanto che per arrivarci occorre percorrere strade tortuose e disagiate. Ci sono pochi villaggi dalla caratteristica architettura in pietra, disseminati di torri merlate risalenti al IX-XII sec. utilizzate come abitazioni fortificate, chiese ortodosse dipinte fuori e dentro con splendide icone medievali, alcune fortezze. Mestia, il capoluogo, e Ushguli (Patrimonio Unesco), a 2.400 m di quota, costituiscono i centri abitati più alti d’Europa. L’isolamento dovuto alle difficoltà di accesso ha consentito lo sviluppo di una lingua autonoma e il perpetuarsi ancora oggi di usi, costumi e stili di vita consolidati e immutati nel tempo. Qui non arrivarono mai gli eserciti invasori, perché era troppo fuori mano e non c’era proprio nulla da portare via, così come oggi non arrivano radio, televisione e giornali, nonché gli altri segni della nostra civiltà. Dominano invece un’agricoltura primitiva, una povera economia basata sul baratto e le profonde radici cristiane (qui morì San Simeone, uno degli Apostoli), pur frammiste a riti pagani. Qualcuno ha definito, non a torto, lo Svaneti come il museo medievale vivente della Georgia. Da vedere, prima che si dissolva.

L’operatore milanese “Adenium – Soluzioni di viaggio” (tel. 02 69 97 351,  www.adeniumtravel.it), specializzato in viaggi a valenza culturale guidati da esperti, propone dal 29 settembre al 6 ottobre 2012 un tour di 8 giorni attraverso la Georgia e lo Svaneti, accompagnato da una specialista di storia dell’arte. Tappe salienti saranno la capitale Tbilisi, ricca di chiese monumentali, antiche fortezze, caravanserragli e sorgenti termali, l’antica capitale Mitskheta (sito Unesco) con la più antica chiesa cristiana e oggi epicentro spirituale con un insieme significativo dell’architettura cristiana in epoca medievale, il complesso rupestre di Uplitstsiche, cittadella fortificata risalente al I millennio a.C., la cattedrale di Bragati a Kutaisi (patrimonio Unesco), il complesso monasteriale di Gelati del XII sec. (patrimonio Unesco), capolavoro dell’arte sacra georgiana, la casa natale di Stalin a Gori e, infine, la regione montuosa dello Svaneti.