CUBA: ALLA SCOPERTA DELL’ ARCHITETTURA COLONIALE

Testo di Anna Maria Arnesano e foto di Giulio Badini

Esiste un numero infinito di buone ragioni per visitare Cuba, come ben sanno gli italiani che da soli rappresentano un terzo degli oltre due milioni di turisti che ogni anno scelgono la maggior isola caraibica per le proprie vacanze: il clima tropicale, il carattere gioviale dei suoi abitanti, le spiagge e il mare d’incanto, la musica e il rum, la simpatia ideologica, l’ottima struttura ricettiva, i prezzi abbordabili, e l’elenco potrebbe continuare. Ma ad attirare il turista colto e curioso potrebbero essere anche i monumenti, la storia e l’arte celati nelle sue stupende città coloniali, primi avamposti per la scoperta e la conquista europea del continente americano. Per secoli i porti cubani hanno costituito un punto obbligato di attracco per i galeoni spagnoli nel loro frenetico andirivieni tra la madrepatria ed i possedimenti nel nuovo mondo e ora le massicce fortezze di epoca rinascimentale, le tipiche case-negozio settecentesche, le chiese e i conventi con archi polilobati tipici del barocco cubano, i palazzi e le ville della borghesia criolla ottocentesca, l’eclettismo e il modernismo esterofilo del Novecento fino alla severa ma funzionale architettura della rivoluzione socialista ci raccontano la storia di questa isola, grande da sola quanto tutte le altre dei Caraibi messe assieme e con un terzo della popolazione delle Antille.Ubicata al centro del golfo del Caribe all’altezza del Tropico del Cancro, questa lingua di terra si presenta con 3.500 km di litorale circondata da una marea di isole, isolette e scogli spesso disabitati e di origine corallina (si parla di oltre 4.200), la maggiore delle quali è la famosa isla de la Juventud. La costa settentrionale offre spiagge da sballo, mentre a sud precipita in una fossa oceanica profonda oltre 7.000 m.

L’interno, per ¾ pianeggiante, offre fertili pianure coltivate ma fino al secolo scorso ricoperto da fitte foreste tropicali; i rilievi montuosi – le Sierre – sono isolati, spesso carsici e non raggiungono i 2.000 m. Le sue coste distano meno di 200 km da Messico (Yucatan), Haiti, Bahamas e Usa (Florida). Venne scoperta da Colombo il 27 ottobre 1492, 15 giorni dopo il suo sbarco nel nuovo mondo, e divenne colonia nel 1511, per rimanere tale fino al 1902, ultima colonia spagnola in America, quando divenne di fatto un protettorato Usa. Per secoli i conquistadores usarono i porti cubani come testa di ponte per i loro traffici con le nuove colonie, mentre i latifondisti portavano all’estinzione in appena 50 anni i 100 mila indios trovati da Colombo come padroni di casa, per cui furono costretti ad importare un gran numero di schiavi neri africani per lavorare i campi. Non a caso oggi gli 11 milioni di abitanti sono suddivisi in 52 % mulatti, 35 bianchi e 11 neri. Nel 1953 i barbudos rivoluzionari di Fidel Castro e di Che Guevara liberarono con le armi l’isola dal corrotto regime militare di Batista, istaurandovi però un regime marxista unico nel continente. Si può discutere parecchio se la rivoluzione, con tutte le sue implicazioni interne ed internazionali, sia stata un bene oppure un male per i cubani: parecchi parametri sociali e sanitari, impensabili in tutta l’America latina, propenderebbero per la prima ipotesi, mentre i prigionieri politici e i milioni di esuli voterebbero per la seconda a causa dell’assoluta mancanza di libertà, prima ancora che dei beni materiali.

Forse, come sempre, la verità sta in mezzo, un po’ di qua e un po’ di là. Ma una cosa è certa: chi vuole conoscere la Cuba di Fidel, un paese in bilico tra le possibilità di mutamenti e la gelosa salvaguardia delle proprie tradizioni, deve affrettarsi: questa situazione di stallo non durerà ancora a lungo. Sono parecchie le località da non perdere per scoprire la storia e l’arte delle antiche città coloniali, a cominciare da L’Avana, la più bella e sontuosa città dei Caraibi con il miglior patrimonio di architettura coloniale spagnola in America, prediletta dal turismo per la sua intensa vita mondana, fondata nel 1515 e capitale dal 1899; il nucleo storico, alle spalle del porto, presenta imponenti fortezze ed edifici barocchi del 6-700 in corso di restauro. Cinfuegos era un antico covo di pirati trasformata in città nel 1819 dai coloni francesi fuggiti da Haiti: tutti i monumenti principali, compreso il teatro dove cantò Caruso, gravitano attorno alla piazza e al parco centrale. Trinidad, prima città coloniale ad essere restaurata, si presenta come un gioiello barocco con parecchie influenze andaluse come strade lastricate, patios fioriti, fontane e balconcini in ferro battuto.

Camaguey, fondata nel 1514, è il capoluogo delle coltivazioni di canna da zucchero e dell’allevamento di bestiame, un po’ il Far West cubano. All’estremità orientale si trova invece Santiago, prima capitale e seconda città dell’isola, la più caraibica di tutte, famosa per il suo indemoniato carnevale estivo e perché qui iniziò la rivoluzione castrista. Infine l’isolata Baracoa, prima capitale costruita nel 1511 sui resti dell’insediamento originale di Colombo, formata da imponenti fortezze per difendersi dagli attacchi dei corsari e da edifici in legno dall’originale architettura coloniale-caribegna. Importante precisare che tutte queste località, salvo l’ultima, sono protette dall’Unesco per la loro importanza culturale come patrimonio dell’umanità. Da non perdere anche il parco nazionale Alejandro de Humboldt, altro sito Unesco per la sua biodiversità e le specie endemiche di flora e fauna, e le piantagioni di tabacco di Pinar del Rio, dove nascono i famosi sigari arrotolati a mano.