Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti

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Roma  Palazzo Cipolla

fino al 6 aprile 2014

                                                               di luisa Chiumenti

 

Un allestimento molto articolare e suggestivo  presenta  a Roma, a Palazzo Cipolla, prestigiosa sede del Museo Fondazione Roma, la mostra “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti “. L’esposizione, che  illustra molto bene una parte della grandiosa “collezione Netter”,  ricostruisce  il percorso creativo di Amedeo Modigliani e degli artisti che condivisero le esperienze vissute ai primi del ‘900 nell’ambiente parigino di Montparnasse. Si tratta di 122 tele, opere  non più  mostrate al pubblico da più di settant’anni, firmate da personaggi noti e meno noti del periodo degli “anni folli” di quel  quartiere  parigino, come Chaim Soutine, MauriceUtrillo, Suzanne Valadon , Kisling e molti altri. Curata da Marc Restellini, la mostra, organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con la Pinacothéque de Paris, è giunta  a Roma dopo il grande successo ottenuto a Milano.

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La produzione artistica di Modigliani si intreccia intensamente con la sua vita, con le donne amate, le amicizie, i letterati, i poeti e i pittori frequentati. Nato nel 1884 da una famiglia israelita, fin dalla giovinezza la sua salute si manifestò piuttosto fragile, colto da una pleurite e da un tifo con complicazioni polmonari, tanto da dover rinunciare agli studi. Ma é interessante leggere quanto  annotava la madre: …“ha rinunciato agli studi e non fa più che della pittura, ma ne fa tutto il giorno e tutti i giorni, con un ardore sostenuto che mi stupisce e mi incanta”. Importante fu per la sua formazione la frequentazione dello studio di un allievo di Giovanni Fattori, ma fu anche fondamentale, nel corso dei viaggi  compiuti in Italia dal 1901 al 03, lo studio appassionato  dei grandi maestri del Trecento e Quattrocento nei musei di Napoli, Roma, Firenze e Venezia e a  Roma. A tal proposito  é da sottolineare quanto  Soutine  avrebbe in seguito esclamato: “Modigliani: ecco l’intera anima dell’Italia” , mentre Severini troverà nella sua pittura una  “un’eleganza tutta toscana”. A Parigi Modigliani era arrivato  nel 1906,  immergendosi pienamente  nello spirito vivo e fremente dell’ atmosfera, che allora vi si respirava.

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Ed é significativo al riguardo, quanto scrive il curatore:  “Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non è polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, è a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualità e i sogni propri a ciascuno di loro”. E’ interessante anche notare che quegli artisti, tutti ebrei,  si fossero  ritrovati insieme a Parigi, in quella che  ben presto verrà definita atmosfera  “bohémien”,  quasi  “per tentare la sorte” proprio in quella città che offriva loro tante esperienze nuove e inconsuete.  Ed ebreo era anche Jonas Netter, una figura importantissima per gli artisti in mostra, senza il quale molti tra loro non avrebbero avuto modo di  sostentarsi. Egli infatti, con grande, profetica intuizione, come si incontra e conosce Modigliani, Soutine, Utrillo ed entra in contatto con Valadon, Kisling, Krémègne, Kikoïne, Hayden, Ébiche, Antcher e Fournier, subito affascinato dal loro modo nuovo di  fare arte, si entusiasma a tal punto da volere anche sostenerli e, da vero mecenate, non solo acquista le loro opere (peraltro meno costose in quanto non apprezzate dalla critica del tempo),  ma addirittura, quando  Modigliani si trasferisce  in Costa Azzurra  per ragioni  di salute, lo aiuta economicamente, acquistandogli un gran numero dei  lavori che il giovane artista andava producendo durante il viaggio.

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Queste le opere che il collezionista Netter ammirò maggiormante: i volti femminili stilizzati su lunghi colli affusolati, come Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) del 1917-18 e Fillette en robe jaune (Portrait de jeune femme à la collerette) del 1917, entrambi esposti insieme a Portrait de Zborowski del 1916 e Portrait de Soutine, anch’esso realizzato nel 1916 dopo l’incontro tra i due artisti che stringono una solida amicizia, al punto che è proprio Modigliani a presentare a Netter Soutine. Allo stesso modo Netter scopriva  i quadri del cosiddetto periodo bianco di Utrillo, soprattutto vedute, tra le quali in mostra Place de l’église à Montmagny, Église de banlieu e Rue Muller à Montmartre.   E se di Di Chaim Soutine sono esposti in mostra oltre venti olii,   una vera e propria mostra dentro la mostra,  tra cui L’Homme au chapeau, L’Escalier rouge à Cagnes e La Folle, molto  interessante in mostra é anche l’opera di  Suzanne Valadon, valente e originale pittrice, presente con “Ketty nue s’étirant” o l’”Église de Neyron”. Nel bellissimo catalogo (edito da 24ORE Cultura, un invito a leggere la storia di questa donna,  bella, forte e piena di ingegno, nata in provincia da  padre ignoto, ma che ben presto fu riconosciuto essere forse un grande pittore.

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