La grande mostra “Musée d’Orsay. Capolavori”

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Monet_Il giardino dell’artista a Giverny

Al Complesso del Vittoriano in Roma, fino all’8 giugno 2014

 

                                                             Testo di Luisa  Chiumenti

 

Al complesso del Vittoriano, fino all’8 giugno, per la prima volta a Roma, si possono vedere le opere opere realizzate tra il 1848 e il 1914 da alcuni fra i più grandi maestri francesi: da  Gauguin a  Monet a  Degas, Sisley, Pissarro, Van Gogh, Manet, Corot, Seurat e molti altri, in un percorso artistico che, partendo dalla pittura accademica dei Salon e attraversando tutto il movimento impressionista,  giunge al periodo artistico dei nabis e dei simbolisti. Particolarmente interessante è altresì  la presentazione, attraverso disegni originali e un plastico, della sede museale da cui sono giunti a Roma tali capolavori e del  lavoro di allestimento e museografia realizzato nel 1986 dall’architetto italiano Gae Aulenti, scomparsa l’anno scorso, e dello straordinario lavoro di rinnovamento realizzato negli ultimi anni. E’ da ricordare infatti come il Museo d’Orsay abbia  mostrato come una ex stazione ferroviaria nel cuore di Parigi sia divenuta uno dei musei più importanti al mondo,  fin dalla costruzione dell’edificio per l’Esposizione Universale del 1900 e poi alle trasformazioni successive.

 

Bouguereau_La giovinezza e l.amore

Bouguereau_La giovinezza e l’amore

 

Curata da Guy Cogeval, Presidente dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie e da Xavier Rey, l’esposizione del Vittoriano,  che propone circa sessanta opere, si  articola  in cinque sezioni, a cominciare dalla prima che presenta proprio le opere presentate ai “Salon”,  che vengono  messe  a confronto diretto con l’allora emergente arte realista, al tempo disprezzata; il rinnovamento della pittura accademica da parte di artisti come Cabanel, Bouguereau ed Henner, che ottennero il  successo nel decennio fra il 1860 e il 1870, viene illustrato in un  percorso si sviluppa contemporaneamente alla nascita e successivo successo della “pittura realista” di Courbet.
Nella seconda sezione si può cogliere l’afflato emotivo che scaturisce dalla sensibilità paesaggistica che la Scuola di Barbizon dette alla pittura del periodo, con i primi studi dei valori impressionisti della luce con cui i pittori che popolarono la “foresta di Barbizon”,  aprirono  la strada, attraverso le loro ricerche atmosferiche, al nuovo paesaggio, in cui comincia ad apparire  quella “frammentazione della pennellata”  collegata con la stupenda “resa della luce”, che gli impressionisti  seppero  realizzare.

 

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Cezanne_Cortile di fattoria

 

 

Ed è proprio nella foresta di Barbizon,  nei dintorni di Parigi, che Claude Monet (1840-1926) e l’amico Frédéric Bazille (1841-1870) realizzarono i loro primi capolavori. Pur avendo il disprezzo del grande pubblico, questi pittori si unirono ad altri artisti come Camille Pissarro (1830-1903), Alfred Sisley (1839- 1899) e Paul Cézanne (1839-1906) riuscirono ad esporre le proprie opere e a raggiungere il successo. Nei primi anni ’70 dell’800, quando si afferma la loro perizia tecnica, gli impressionisti tenderanno a “schiarire” la tavolozza, concentrandosi sempre di più sulla resa degli effetti della luce naturale. La terza sezione presenta Parigi, simbolo d’eccellenza della trasformazione operata dall’industrializzazione e dal progresso della tecnica, offrendo una sorta di “nuova pittura”, così come  come venne anche  chiamato l’impressionismo, che rappresenta in effetti  la civiltà stessa del XIX secolo. In ogni caso comunque non si può considerare l’impressionismo soltanto uno “stile”, anche perché ciascuno dei suoi rappresentanti lo ha “declinato” in modo del tutto personale.

 

 Van Gogh_L.Italiana

 

 Van Gogh_L’Italiana

 

Le successive sezioni della mostra accompagnano il visitatore nella conoscenza del linguaggio pittorico della seconda metà dell’Ottocento anche  sua declinazione simbolista, con ritratti, scene di costume o paesaggi. Ed ecco poi succedersi le esperienze visive di Gauguin a Pont Aven, e dei nabis, in un rinnovato alternarsi di interpretazioni di forme, sempre con un forte impulso emotivo. Nella quinta sezione infine si assiste al totale abbandono della prospettiva, all’aumento delle sperimentazioni, ma, al tempo stesso, ad una forte apertura verso le avanguardie del secolo XX.E’ presente in mostra anche De Nittis e se l’inquadratura e l’interesse per il movimento avvicinano comunque De Nittis all’impressionismo, è  da ricordare anche che il pittore fu proprio invitato, nel 1874, a partecipare alla loro prima mostra, ma la tecnica, ancora tradizionale, permise a De Nittis di partecipare anche al “Salon”, nel 1876,  proprio con l’opera visibile ora al Vittoriano, “Place des Pyramides” , opera che poi sarebbe entrata al Musée de Luxemburg a seguito della donazione effettuata dall’ artista nel 1883.

 

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Monet_Le barche

 

La mostra mette in luce molto bene come, durante la metà dell”800 la pittura di paesaggio abbia subito un profondo cambiamento, realizzando anche gradualmente, ma definitivamente, la abolizione di quella “gerarchia dei generi”, che era stata ereditata dal ‘700 ed aveva condizionato fino ad allora la scelta dei soggetti. Così possiamo vedere come Camille Corot (1796-1875), riesca ad evolversi, pur dalla sua formazione classica, verso una rappresentazione precisa sì, ma anche vagamente sognante, della Natura, pur ancora popolata delle ninfe ignude, in certo modo  “ereditate” dalle sue radici classiche. Una bella mostra da vedere e rivedere, accompagnati dal prezioso Catalo edito da Skira, per le splendide atmosfere in cui viene avvolto il visitatore che riesce così a penetrare in ogni tela, affascinato dal paesaggio e dai personaggi entrambi vivissimi.

 

 

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