Gli “schizzi” di Anselmo Bucci dalla Grande Guerra

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La raccolta di incisioni venne pubblicata a Parigi nel 1917

 Fino al 28 giugno alla Chiesa Madonna della Vittoria di Mantova

Di Michele De Luca

La mostra “Anselmo Bucci. Croquis du front italien” (“Schizzi dal fronte italiano”) realizzata a cura di Arianna Sartori e del “Centro Studi Sartori per la Grafica di Mantova”, in occasione del Centenario della Prima Guerra Mondiale, verrà inaugurata Venerdì 5 giugno 2015 alle ore 18.00, presso la Chiesa della Madonna della Vittoria di Mantova, in Via Monteverdi 1. La mostra rievoca in 54 “schizzi” di Anselmo Bucci, molti aspetti della vita di guerra dei soldati italiani durante la “Grande Guerra”. Anselmo Bucci, pittore (tra i fondatori del Movimento artistico “Novecento”, nato a Fossombrone, Pesaro Urbino, nel 1887 e morto a Monza nel 1955), incisore, scrittore e giornalista, marchigiano di nascita, in gioventù con la famiglia si trasferisce in Veneto, dove compie gli studi liceali a Venezia e inizia a dipingere. Frequenta l’Accademia di Brera a Milano nel 1904-05, quindi nel 1906 parte per Parigi, dove si dedica soprattutto all’incisione.

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Interventista, nel maggio del 1915, rientra in Italia per arruolarsi come “volontario ciclista” e partecipare attivamente alla “Prima Guerra Mondiale”; è inserito nel “Battaglione lombardo volontari Ciclisti ed Automobilisti”, che raccoglieva i più noti “futuristi” italiani dell’epoca come Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Antonio Sant’Elia, Mario Sironi, Achille Funi, Carlo Erba, Ugo Piatti, e Luigi Russolo, coi quali vive le faticose esperienze della vita militare e della infinita trincea (“Siamo fucilieri dell’ottavo plotone, a guardia notturna del Forte Trimellone e del lacustre Fronte. Tra noi buoni compagnoni sono i chiari Futuristi; altri oscuri per un oscuro compito”, annotava nel suo libro autobiografico Pane e luna). Oltre a questa preziosa testimonianza di incisioni, Bucci ha lasciato un vero e proprio diario della terribile vita quotidiana in trincea, oltre che delle fasi e delle operazioni belliche a cui partecipò. Negli infiniti appunti tracciati nei taccuini di guerra, che servirono di spunto alle incisioni e alle litografie, si notano già gli sviluppi della sua arte, caratterizzata da una forte vocazione per l’illustrazione.

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Anselmo Bucci è, tra gli artisti di guerra, una delle figure più rappresentative in ambito italiano. Nel corso del primo conflitto mondiale realizzò un imponente corpus di opere pittoriche e grafiche, dedicate ai momenti portanti della vita militare. Le incisioni costituiscono il nucleo più originale e personale di questa produzione, nella quale l’artista elaborò un linguaggio consono a rendere “visibile l’invisibile”, come lui stesso ebbe a dire in occasione della mostra dei suoi disegni di guerra tenutasi a Genova nell’estate del 1917; la sua raccolta di Croquis si può considerare tra le maggiori e più significative testimonianze artistiche nate in seno alla Grande Guerra. Gli eventi che le ispirano vanno ricondotti al periodo di militanza del pittore-soldato, a partire dal 21 luglio 2015, giorno in cui partì con i suoi compagni, salutato da una folla festante attraverso le vie di Milano tra la folla festante, per raggiungere Peschiera (Polveriera Ronchi) dove trascorse il mese d’agosto, tra esercitazioni e diversivi, per raggiungere le zona di guerra solo il 12 ottobre e, a Malcesine sul lago di Garda, fino al termine del mese di ottobre il Battaglione Lombardo ricevette l’ordine di congedo. All’inizio di dicembre ne venne ordinato lo scioglimento, essendosi rivelato inadeguato alle esigenze di una guerra di posizione in montagna. Come molti altri volontari, Bucci fu allora inserito nell’esercito regolare e, inquadrato nel 68° Reggimento Fanteria, combatté quindi sul basso Piave e poi su vari fronti.

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Dell’impeto ispiratore che lo aveva spinto a trascrivere l’avvicendarsi dei casi (dalle situazioni terribili, insidiose, agli attimi tesi e sfibranti, alternati alle pause tranquille e rilassate, ai momenti di stasi dopo lunghe marce forzate), si conserva traccia nella differente qualità del segno. “Un segno descrittivo – ha scritto Renzo Biasion – quando racconta ed evocativo quando intende fermare un’emozione, che allora si fa concitato, rapido rabbioso”. Ogni “schizzo” presenta uno spaccato sincero di questo storico e patriottico momento, racconta un lampo della vita del battaglione; immortala in immagini poetiche i momenti di riposo e di vita in trincea, racconta la guerra con lo spirito artistico dell’autore. L’intero corpus, poi, inciso con tratto deciso e sicuro, sia nelle visioni diurne che notturne, venne dato alle stampe a Parigi nel 1917 da Alignan e venne molto apprezzato dagli intenditori e dalla critica, per la sorprendente freschezza, l’originalità, la bellezza dei tratti precisi, rigorosi e guizzanti, con cui era riuscito a fermare momenti fugaci di vita di guerra, attimi in sé secondari, apparentemente insignificanti, ma intensamente poetici e intrisi dello spirito moderno. Le incisioni esposte, che fanno parte della “Raccolta delle Stampe Adalberto Sartori” di Mantova, rimarranno visibili al pubblico fino a domenica 28 giugno 2015.