“SHAOLIN MONASTERY: LA CULLA DEL BUDDISMO ZEN E DEL KUNG FU”

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di Bogdan & Pan Kladnik

 

Testo di Mariella Morosi

Buddismo e pacifismo si declinano insieme fin dalle lontane origini, sono quasi sinonimi e al primo impatto può risultare sorprendente prendere conoscenza di un buddismo che si connette alle arti marziali, come contempla la millenaria cultura cinese Shaolin. Questa disciplina,  Patrimonio dell’Umanità, che prende il nome dal Tempio della regione cinese dell’Hunan,  con la sua ardita sintesi tra esercizio dello spirito e del corpo sta  conquistando sempre più l’interesse nel mondo occidentale. Il volume “Shaolin Monastery: la culla del Buddismo Zen e del Kung fu” di Bogdan e Pan Kladnik (144 pagine, in italiano, inglese e spagnolo) affronta questo tema controverso. Lo fa con documenti e immagini dimostrando come, nonostante le apparenze, le arti marziali e in particolare il Kung fu non siano in contraddixione con l’ideologia buddista che, come è noto, è per l’apertura all’altro e contro ogni violenza. La cultura Shaolin attribuisce alla meditazione immobile e alla meditazione attiva la stessa capacità di raggiungere l’illuminazione buddista e la salute fisica e spirituale. Il volume, fortemente voluto dal venerabile abate Shi Yong Xin dopo un incontro con lo scrittore-fotografo Bogdan Kladnik e il figlio Pan, affronta questo importante filone storico e le ragioni della diffusione di questa cultura ancora straordinariamente viva e attuale. In gran parte fotografico, “Shaolin Monastery” è frutto della collaborazione tra i centri spirituali Shaolin diffusi nel mondo e l’associazione slovena “Guardiani dell’Universo” che unisce nella difesa del creato persone amanti della natura e artisti marziali.

Foto Monastero Shaolin

Numerose foto documentano le attività del monastero di Shaolin, soprattutto in occasione delle cerimonie di ordinazione dei nuovo monaci tenutesi dal 19 aprile al 17 maggio 2013.  Suggestive le immagini di adepti e di laici alle prese  con esercizi marziali e spirituali nelle foreste del monte Sheoshi, in Cina, vicino a Dengfeng dove sorge il monatero. Altrettanto belle  sono quelle scattate in Slovenia nell’aspro paesaggio carsico, nelle dolmine e nelle grotte della regione del monte Mangart. Di eccezionale interesse documentale, inoltre, sono quelle riprese nella biblioteca che custodisce i manoscritti millenari e i libri fondamentali (circa 33 mila) sulla medicina tradizionale cinese e sul buddismo. Le note che accompagnamo la documentazione fotografica ripercorrono sinteticamente il percorso che ha portato al buddismo Chan e al legame con le arti marziali, dall’arrivo in Cina del monaco indiano Bodhidharma alla lunga stagione dei monaci divenuti “guerrieri” contro i nemici che minacciavano il tempio. E’ stata una lenta evoluzione che li ha trasformati da guerrieri spirituali dediti agli esercizi mentali a guerrieri attivi per la salute e per l’apprendimento delle pratiche di autodifesa.

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Sì, perché all’origine della scelta marziale ci sono proprio lo spirito, la salute e l’autodifesa.  La meditazione seduta e immobile, la cattiva alimentazione e le avversità minavano infatti profondamente la condizione fisica dei monaci e rifacendosi al Budda delle origini, anche filosofo e soprattutto empirista,  si sperimentarono con successo nuove forme di integrazione corpo-spirito. Gli esercizi  vennero in seguito unificati nelle forme Shaolin del Kung Fu, per aumentare l’efficienza delle tecniche. L’illuminazione può essere infatti raggiunta più facilmente attraverso l’energia che purifica il corpo e rafforza la mente. Tra i monaci raffigurati nelle posizioni marziali c’è Shin YanHui, rappresentante ufficiale in Italia della cultura Shaolin, inviato dal Venerabile Abate Shi Yong Xin per creare un ponte tra la nostra cultura e quella millenaria cinese. Questo monaco-guerriero di 34ma generazione con il suo programma di formazione e di allenamento adatto a tutti e a tutte le età propone una pratica di benessere fisico e spirituale attraverso l’Associazione Shaolin Quan Faa. www.shaolinquanfa.eu/joomla Il libro “Shaolin Monastery” è finalizzato a finanziare la ricostruzuione dell’orfanatrofio del monastreo di Shaolin ed è un’occasione per cementare i rapporti tra le diverse “stazioni” Shaolin  soprattutto in Europa.

 

https://www.indiegogo.com/projects/martial-arts-in-nature/x/9023915

http://www.guardians-projects.org/