TEMPO REALE E TEMPO DELLA REALTĂ€

fig-24

Gli orologi di Palazzo Pitti dal XVII al XX secolo in mostra a Firenze.

Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti 

( fino all’ 8 gennaio 2017)

 

Testo di Luisa Chiumenti

La mostra “Tempo Reale e tempo della realtà”, curata (come il catalogo edito da Sillabe), da Enrico Colle e Simonella Condemi e allestita presso la galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze, è stata promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. In effetti, come è stato sottolineato in sede di presentazione alla stampa, l’idea di una tale raffinata e originale rassegna era già scaturita da un’idea nata diversi anni or sono, per il desiderio di far conoscere un patrimonio artistico così raffinato e sconosciuto. Nella mostra attuale, circa sessanta sono gli orologi che sono stati selezionati da un patrimonio totale di oltre 200 esemplari (la maggior parte storicamente legati al Palazzo Pizzi oppure acquisiti in seguito a donazioni per le collezioni museali), presentati stati con un prezioso allestimento curato dall’architetto Muro Linari che, con Simonella Condemi ha saputo creare una atmosfera molto affascinante, con una suggestiva scenografia orologi d’epoca, affiancati da arredi e dipinti coevi. Si tratta di preziosissimi oggetti ispirati al tempo, che, dal XVII secolo, accompagnano il visitatore, attraverso l’Otto e il Novecento fino ad un interessante collegamento con gli oggetti che caratterizzano il passaggio ad un gusto e ad una tecnica completamente diversi in epoca contemporanea.

fig-19

E fra essi colpiscono ad esempio: l’anello di Fausto Maria Franchi “Ore perdute”, o la collana d’ispirazione surrealista “L’eterno ritorno” di Virginia Tentindò, forme veramente inconsuete per rappresentare il tempo. Ed eccoci all’ultima sezione della mostra, allestita presso il Saloncino delle Statue all’interno del percorso della Galleria d’arte moderna: essa presenta alcuni aspetti del nuovo modo di percepire il tempo nel XX secolo rappresentati anche da figurazioni grafiche, tele e plastici come la figura dello “Straniero” di Felice Casorati, o il “Libro imbullonato” di Fortunato Depero, ma anche l’ interessante interpretazione scenica di Dino Buzzati dell’opera lirica “Il diavolo nel campanile”. Molto interessante è altresì la sezione che, in mostra, espone diversi esemplari di strumenti scientifici, quali : la replica del Giovilabio di Galileo e diversi esempi di orologio solare, utilizzati allora per misurare il tempo e provenienti da musei fiorentini quali il Museo Galileo e il Museo Stibbert. Era il tempo in cui l’orologio meccanico non era ancora stato messo a punto e nel quale gli scienziati studiavano particolarmente quei mezzi il cui funzionamento si basava sulla lettura degli astri, quale riferimento possibile legato al naturale passare delle ore e all’alternarsi del sole e della luna.

fig-23

Il visitatore può quindi ammirare quelli che furono i “segnatempo” che andarono a mano a mano ad arricchire le collezioni del museo del Tesoro dei Granduchi con le donazioni di importanti collezionisti, a partire dal 1929. Fu dagli inizi dell’Ottocento infatti che questa tipologia di orologi divenne sinonimo di eleganza e ciò viene segnalato in mostra attraverso ritratti e dipinti in cui i personaggi rappresentati indossano appunto tali particolari accessori con abiti di grande eleganza, giungendo così alla presentazione anche dell’orologio da polso , definitivo ausilio del frenetico svolgersi dei tempi moderni. Ma ecco anche, in alcune tele, la presenza di pendole o di orologi da caminetto, come nel caso del ritratto di Marta Bonnard (Pierre Bonnard, Fontenay au x- Roses), in cui appare, sullo sfondo, un orologio da caminetto in marmo nero, tipicamente francese, databile alla seconda metà del XIX secolo. L’arte orologiaia affascinò molto i nobili abitanti della Reggia, e i migliori maestri attivi in Italia, venivano invitati presso la corte per la creazione di importanti pendole, di cui è prezioso esempio un orologio da mensola realizzato dall’inglese Ignazio Hugford nei primi anni del Settecento per Cosimo III.

fig-2

E’ stata così richiamata, con la mostra di palazzo Pitti, per la prima volta l’attenzione del pubblico, sull’importante collezione di orologi conservata nei prestigiosi ambienti di Palazzo Pitti, attraverso una significativa scelta di tali oggetti d’arte nelle molteplici forme che il tempo assunse nelle varie epoche in cui la Reggia fiorentina fu residenza di tre diverse dinastie: medicea, lorenese e sabauda.

Per informazioni:

Salvatore La Spina – Tel. 055 290383 – Cell. 331 5354957 – s.laspina@operalaboratori.com
Barbara Izzo e Arianna Diana – Tel. 06 692050220-258 – Cell. 348 8535647
b.izzo@operalaboratori.com – a.diana@operalaboratori.com