SCULTURE DALLA COLLEZIONE SANTARELLI E ZERI

 

Testo di Luisa Chiumenti

La Fondazione Roma ha allestito, nelle sale del suo Museo a Palazzo Sciarra, un’inedita esposizione intitolata “Sculture dalle Collezioni Santarelli e Zeri”, dedicata a due grandi esponenti del collezionismo italiano, Federico Zeri, celeberrimo critico d’arte, e la famiglia Santarelli. La mostra, che, esponendo oltre 90 opere, tra statue, reperti archeologici e ritratti provenienti dalle due Collezioni private e da importanti istituzioni museali (Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, l’Accademia Carrara di Bergamo e i Musei Vaticani), mette in luce molto bene il particolare interesse verso marmi colorati e alla storia di Roma, é stata promossa e organizzata dalla stessa Fondazione Roma – Arte – Musei con Arthemisia Group, in collaborazione con la Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli ed é stata  curata  da Andrea G. De Marchi, con la consulenza scientifica di Dario Del Bufalo.

I diversi pezzi lapidei in certo modo raccontano i vari  aspetti dello stile, dei soggetti e dei materiali della scultura, in una attenta selezione compiuta fra le due raccolte, in modo da  mettere in evidenza le affinità e le differenze e di dare qualche indicazione sui vari approcci del collezionista nei confronti dell’opera da acquisire. Le opere, in gran parte accessibili per la prima volta al pubblico,  rappresentano gli interessi sulla scultura di Federico Zeri, condivisi dalla Fondazione Santarelli istituita dai figli nel ricordo dei genitori Dino ed Ernesta Santarelli. Tra i capolavori esposti, ecco il Ritratto femminile e la Testa di satiro, entrambe di ambito romano appartenenti al I Secolo d.C., reperti dell’antichità quali la Ulpia Felicitas, busto femminile di Età tardo-repubblicana, e la Cerere del II-III secolo d.C., provenienti dalla Collezione Santarelli, che “dialogano” in certo modo con le sculture Allegoria della Virtù vittoriosa sul Vizio e Andromeda (XVI-XVII sec.) di Pietro Bernini, entrambe appartenenti alla collezione Zeri e provenienti dall’Accademia Carrara di Bergamo.
La ricchezza artistica delle due collezioni è documentata ancora dal Busto di Papa Paolo V Borghese (XVI sec.) di Nicolas Cordier e dal Busto del Cardinale Marzio Ginetti (1673) in marmo e porfido di Alessandro Rondone.

 

 

Ma viene anche segnalato da questo evento il particolare tema dei “falsi”. Così ad esempio, nel saggio in Catalogo (a cura di Andrea G. De Marchi, ed. Skira), dal titolo “Piccola lezione sulla scultura”, si legge poi una interessante disamina sulle attribuzioni e le difficoltà, a volte. di riconoscere “i falsi” e soprattutto come “alle volte, in fatto di scultura, si possa rimanere veramente sconcertati”. Si tratta di un gruppo di lezioni che Ludovica Ripa di Meana, che soggiornò per un certo periodo nella casa di Zeri a Mentana, trascrisse ex novo, dalle registrazioni audio delle cinque conferenze di Zeri, organizzate all’Università Cattolica, trasferendole in un testo come “discorsi dello studioso”. Si legge come effettivamente la scultura al pari della pittura e forse anche maggiormente della pittura, possa presentare seri problemi di interpretazione e soprattutto di incertezza nel sospetto di essere di fronte ad un possibile “falso”. Vi si narra così, ad esempio, come sia capitato proprio al professore di imbattersi casualmente, in un deposito di una villa vicino a Roma, in quattro statue coperte di terriccio e di ragnatale. Avendo chiesto che cosa fossero, gli venne risposto che si trattava di opere di epoca umbertina, prive di valore.

 

Ma, pulite con un getto d’acqua molto potente il professore capì che esse non potevano certo essere umbertine, perché si vedeva bene che almeno una di esse , nel retro presentava l’ uso di marmi di spolio da antichi edifici romani. e tale sistema non era assolutamente in uso all’epoca. Per lo studioso fu piuttosto chiaro in definitiva, che si trattava di statue del primo Seicento romano, rappresentanti “Le quattro stagioni”. Con i fiori scolpiti  alla base, la prima di tali statue, “La Primavera “, avente ai piedi il simbolo zodiacale del Toro, denuncia una grandissima abilità tecnica, che fece pensare allo studioso che vi avesse lavorato Pietro Bernini. Da lì egli dette l’avvio ad un insieme di accurate verifiche analizzando anche le altre statue e soprattutto rendendosi conto di quella comune tendenza, assolutamente berniniana, dell’intenso rapporto di compenetrazione fra atmosfera e marmo. Ed é interessante come, in definitiva, l’esame stilistico sia  stato poi confermato dalle prove documentarie.

 

 

Lungo il percorso di mostra è stato anche allestito “Lo studio dello scultore”, dove appare anche, ricostruita, la bottega di uno scultore, dotata dei vari strumenti e dei materiali di lavoro, per fornire al visitatore un’idea concreta delle tecniche esecutive. All’interno della stanza sono stati collocati lavori dei due celebri falsari romani della prima metà del Novecento: Gildo Pedrazzoni e Alceo Dossena. Ed é così che, nel saggio di Dario Del Bufalo, dal titolo “Lo studio dello scultore”, é di grande efficacia l’attenta analisi che l’autore fa di ogni oggetto presente nello studio, in una “ipotesi ricostruttiva” più generale  dello studio di uno scultore, attraverso i reali strumenti antichi, le fotografie ed altri arnesi”.

SCULTURE DALLA COLLEZIONE SANTARELLI E ZERI

Roma – Palazzo Sciarra – Fondazione Roma Museo.

(via Minghetti, fino al luglio 2012)

Per informazioni:
www.fondazioneromamuseo.it
Arthemisia Group: