Mimmo Paladino e Pizzi Cannella .L’incontro memorabile di due artisti italiani

Dal 12 al 17 giugno 2012

Testo di Elena Mandolini

 

L’EVENTO

É un’occasione ghiotta. Di quelle che richiamano l’attenzione di pubblico e media. L’incontro fra Mimmo Paladino e Pizzi Cannella, due artisti d’eccezione, che hanno presentato due opere inedite per la prima volta insieme. Un favore ad un caro amico, che quando erano agli inizi del loro iter artistico, aveva già subodorato il loro talento ed aveva concesso loro lo spazio nella propria galleria. Fabio Sargentini, per la sua Galleria l’Attico in Via del Paradiso, nel cuore di Roma, ha chiesto loro di realizzare non una semplice tela, ma di muoversi su di uno spazio scenico canonico. Due anime differenti, due artisti così diversi fra loro, hanno dato in risposta lavori altrettanto dissimili, che hanno soddisfatto le aspettative sia della critica che degli amanti dell’arte, ognuno col proprio piglio, con l’estro peculiare che li contraddistingue. Non a caso Cannella e Paladino, all’estero sono fra i pittori più rappresentativi dell’Italia. Il percorso della mostra è composto da due stanze, due piccoli teatri invero, dove il primo spazio è per Pizzi Cannella e l’altro per Mimmo Paladino. L’opera di Cannella copre tutto il palcoscenico, quasi fondendolo in un unico ambiente senza distinzione fra quinte e scenografia. Vi sono rappresentati tutti strumenti a fiato; il colore dell’ottone degli strumenti si amalgama al nero dello sfondo, scambiandosi poi di posto fino a far diventare gli strumenti in nero e lo sfondo in ottone.  Mimmo Paladino, preferisce, invece, giocare su di un piano rialzato, per creare un effetto tridimensionale. Sono subito riconoscibili i suoi rimandi fra il nero ed il bianco; sullo sfondo della scena, vi ha installato una porta aperta che rivela una tela rialzata per obliquo, dove ritroviamo ancora una volta dei tratti in bianco e nero. Così particolare tale effetto che si pensava vi fosse uno specchio posto dietro la porta. Durante la serata, schivi e forse un po’ ritrosi, Mimmo Paladino e Pizzi Cannella hanno potuto regalarci un po’ del loro tempo, per potersi raccontare.

L’INTEVISTA

D: L’oggetto della vostra opera. Come la raccontereste.

Mimmo Paladino: E’ un soggetto teatrale, anche se non ci sono attori, non c’è la parola né tantomeno il suono. Direi che è un’opera squisitamente teatrale; c’è una regia che segue l’apertura del sipario, icona classica del teatro. E’un lavoro creato appositamente per questa serata, un lavoro basato su un gioco fra attori e spettatori. Per me che ho lavorato anche a teatro come scenografo è stata una bella idea, una piccola sfida, perché non c’è nessun attore che partecipi alla messa in scena. Non è una pittura a cui siamo abituati per cui ho utilizzato un orizzonte non completamente orizzontale, ma sospeso, quasi in levitazione.

Pizzi Cannella: E’ pittura. Faccio il pittore questo è il mio mestiere. In questa occasione la mia opera diventa scena ed attore contemporaneamente. Sono entrambi protagonisti a teatro. Ma la pittura resta la vera protagonista. E’ in quanto tale; giustifica la sua essenza semplicemente esistendo.

D: Visione dell’arte nel presente e nel futuro.

M.P.: Credo che in ogni cosa ci sia un presente un passato ed un futuro. L’arte è anomala. L’arte non ha in sé un’identità temporale. Sicuramente fra 50 anni vedremo cose che adesso non immaginiamo, non conosciamo. Ha, comunque, un suo continuum che parte dal nostro passato. In fondo noi siamo ciò che siamo, proprio grazie  a chi ci ha preceduto.

P.C.: Una volta chiesero ai rivoluzionari francesi cosa ne pensavano della rivoluzione che stavano facendo; risposero che era tutto da vedere. Direi che per l’arte è la stessa cosa. E’ troppo presto per giudicare. Bisogna avere tanta pazienza e vedere cosa accade passo dopo passo.

D.: Se potesse cambiare qualcosa nel mondo dell’arte, cosa e perché?

M.P.: Diciamo che l’arte e l’artista hanno una propria legittimità. Probabilmente alcuni meccanismi moderni, se mi è concesso un gioco di parole, stanno diventano troppo macchinosi. Quello che gira attorno ad alcuni fenomeni artstici; o la necessità oggigiorno di fare troppe riflessioni su certi argomenti mentre altri vengono lasciati a sé stessi. C’è troppa disparità in tal senso.

P.C.: In realtà non cambierei il mondo dell’arte. Cambierei il mondo della morale e della filosofia; non dico la politica perché cadrei nel banale. A quel punto avremmo gli occhi adatti per guardare l’arte nel profondo.

D.: Un periodo del vostro percorso artistico che ricordate con maggiore piacere.

M.P. In realtà non c’è un periodo che ricordo con più piacere. Se penso a livello personale, credo che ogni periodo sia pregno di curiosità, che mi porta sempre a mettermi in discussione. Magari se pensasi in senso più amplio e non a livello personale, mi viene subito in mente lo sbarco a New Orleans degli artisti italiani. Fu decisamente un momento epico.

P.C.: C’è ne sono tanti e differenti. A tutti sono particolarmente legato; mi dispiacerebbe nominarne uno e lasciare indietro gli altri. Li tengo tutti insieme e faccio prima.

D.: Provate a descrivervi a vicenda.

M.P.: Conosco Pizzi Cannella da molti anni e lo stimo come pittore. C’è stata questa possibilità di essere invitati nello stesso luogo e di poter collaborare a questo progetto anomalo ed importante. Ben contento di parteciparvi. Come poter dire di no?

P.C.: In realtà ci conosciamo da trent’anni. Ci siamo incrociati diverse volte anche prima di questa serata, anche se qui potrei definirla una vicinanza comoda. Di pittori c’è ne sono sempre di meno, meno male che si può contare anche su Mimmo Paladino. Non riesco a descriverlo con un aggettivo, purtroppo non siamo così amici.

D.: Un’opera che meglio vi rappresenta.

M.P: Non c’è. C’è sempre una parte di me in ogni opera. Sono legato a tutte in maniera uguale.

P.C.: Considero i miei lavori come pagine di un diario, non ne prediligo mai uno solo. Credo siano ingranaggi di una stessa catena che continuo a costruire.

D.: Un grande maestro del passato che vorreste incontrare?

M.P.: Domanda che mi chiedono in molti. In realtà mi vengono subito in mente Giotto e Caravaggio. Vorrei incontrarli tutti due assieme. Sarebbe veramente magnifico. (ride n.d.r.)

P.C.: Piero della Francesca. Anche se a dire la verità preferirei visitare dei luoghi, più che conoscere artisti del passato. Andrei a Bisanzio, nella Firenze del ‘400, a New York negli anni 40, oppure Roma adesso. Perché no?

Infine i due si ritagliano un po’ di tempo ed uno spazio tutto per loro, per raccontarsi vecchi aneddoti, quasi isolandosi da tutto ciò che li circonda. C’è chi vorrebbe avvicinarsi per complimentarsi ma, nel vederli così intimi e vicini, si ha la voglia di lasciarli in tranquillità.

GLI ARTISTI

L’uno inarrestabile…

Mimmo Paladino nasce a Paduli, in provincia di Benevento nel 1948. Appena ventenne, ha già l’onore di realizzare la sua prima personale allo Studio Oggetto di Enzo Cannaviello a Caserta. Nonostante si fosse inizialmente avvicinato alla fotografia, presto comprende che le sue vere doti sono legate al disegno. Infatti nel 1977, realizza un pastello presso la galleria di Lucio Amelio a Napoli e, in seguito, partecipa alla rassegna “Internationale Triennale für Zeichnung” organizzata a Breslavia. Se gli anni settanta si possono considerare una riscoperta del colore, il decennio successivo rientra in una fase di passaggio che lo porterà ad un’arte figurativa, ed una contaminazione di forme espressive legate alle sculture in bronzo. Da allora è inarrestabile: scenografie teatrali, installazioni, collezioni, illustrazioni, mostre nelle più importanti capitali europee, facendosi apprezzare da tutto il panorama artistico mondiale.

 

… E l’altro incontenibile

Nato a Rocca di Papa nel 1955, Pizzi Cannella frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma e studia Filosofia alla Sapienza. Di formazione concettuale, nel 1977 tiene la sua prima mostra personale a La Stanza, uno spazio autogestito. Gli anni ottanta diventano quelli del Gruppo di San Lorenzo, assieme a Bruno Ceccobelli, Nunzio, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo e Marco Tirelli; anni laboriosi per l’artista che, fra l’altro, inaugura “Cafè noir, Tutte le stelle del cielo, Mattutino”. Negli anni novanta espone a New York, Berlino, Basilea e Parigi. Incontenibile, continua ancora oggi a creare arte ed esporla sia in collettive che in personali. La memoria, lo spazio, la figura umana, intenzione e causalità, sono costanti del suo lavoro, giocando con contrasti di luce ed ombra, figura e materia.

 

Mimmo Paladino e Pizzi Cannella

Dove: Roma, Galleria L’Attico in Via del Paradiso

Quando: dal 12 al 17 giugno 2012