“LOST STONES”

 

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Esposizione Personale di  Luigi Marazzi nello spazio dedicato all’are contemporanea della Ambasciata degli Stati Uniti d’America a Roma.

(fino al 30 giugno 2015)

di Luisa Chiumenti

Una Esposizione Personale  presenta sculture in pietra, stampe e disegni del giovane scultore Luigi Marazzi (con testi in catalogo di Luisa Chiumenti e Carlo Roberto Sciascia), per la cura di Anna Maria Volpacchio (e la collaborazione di Viviana Ravaioli), nel prestigioso spazio dedicato all’arte contemporanea dell’Ambasciata Americana in Roma. Lo spazio si colloca nel panorama degli eventi d’arte romani, come un pregevole e raro appuntamento con la scultura.

Come sottolinea  Carlo Roberto Sciascia nel suo saggio in catalogo, “Le sculture [di Luigi Marazzi], prendono vita avvalendosi di tanti spunti intimistici,che affiorano con risolutezza nelle trame scavate sulle quali vanno a innestarsi le unità semantiche dell’artista e gli permettono di pervenire a personali e profonde riflessioni sull’esistenza. I suoi lavori ropongono  volumi scomposti, secondo tagli ripetuti che ne sezionano gli elementi del reale e ne evidenziano le intime apparenze nella percezione impalpabile e fugace del suo intimo”…” La sintassi del suo linguaggio artistico, fatta di cromie uniformi  e di segni geometrici, permette poi di delineare in spazi illusori l’evoluzione delle “schegge” del suo mondo…”.

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L’artista, in una sorta di  sfida tra scultura e Natura , elabora  un’immagine, dinanzi a sé già idealmente completata,  fa rivivere  il giusto dialogo tra creatività e natura. I tagli marcati che incidono un  materiale così forte come la pietra, ricordano la terra stessa nelle varie fasi della lavorazione che l’uomo opera appunto su di essa, rimuovendo le zolle e andando a cercare quella solidità e quella fermezza che si vede restituita poi  attraverso l’immagine elaborata dall’artista, segno rappresentativo della sua espressione emotiva. Ogni  forma così ideata appare come simbolo di stabilità, volgendosi in  certo modo a rappresentare una sorta di unione tra terra e cielo. Fra design e scultura l’artista appare muoversi infatti con delicatezza e forza al tempo stesso, nel racconto della Natura e delle sue forme silenti. Dimenticando quasi la funzionalità degli oggetti, la forma si riappropria della sua purezza  in una sua naturale evoluzione di percorso, attuando forme proprie della natura stessa, in cui la pietra si presenta e si afferma per vivere libera da vincoli di un particolare utilizzo. Ed è così che la materia lapidea, nella sua essenzialità alterna equilibrio e leggerezza.
Il suo studio, nella conoscenza ed approfondimento  della figura umana, lo ha portato a individuarne la struttura architettonica, che ripropone nelle sue opere, fortemente stilizzata  e semplificata nei suoi caratteri. E le forme che ne scaturiscono, in cui sente  il tema della maternità, come quella della famiglia,  e quello del sacro,  sono sempre strettamente legate al materiale utilizzato volta a volta e ritenuto il più adatto a quel particolare momento creativo ( L.Ch.)

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Se, in modo prevalente Marazzi usa quella bellissima pietra che venne usata anche dai romani,  il peperino,  si rivolge anche ad altri materiali classici come il gesso ad esempio,  che ama molto perché può patinarlo e in tal modo sentirne maggiormente le intrinseche possibilità plastiche, o il cemento  che si offre al trattamento finale con  pigmenti e patine, o anche il legno, utilizzato a lastre, assemblato  in modo creativo nei diversi spessori.

La formazione dell’artista che,  dopo aver frequentato l’Istituto d’arte Paolo Mercuri di Marino, ha seguito il corso di scultura con il maestro Alfio Mongelli, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si è arricchito poi con la frequentazione della  Rome University of Fine Arts per la specialistica e  il conseguimento dell’abilitazione per l’insegnamento delle Discipline Plastiche.

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Ed è l’A. stesso  che spiega come “..la scultura secondo lui,  debba  avere il gusto dell’uso del materiale utilizzato, il senso estetico e il carattere giusto per comunicare quella sensazione che parte da chi la realizza e inoltre, l’opera scultorea deve, secondo Marazzi,  avere nascita attraverso una metodologia classica, dall’immaginazione, dal pensiero, passando dagli schizzi preparatori fino al progetto esecutivo fino alla realizzazione fisica, attraverso l’uso dei materiali e degli strumenti necessari per la sua lavorazione.” Molto spesso”, egli dice,  “mi capita di immaginare un opera da una sensazione o da un emozione che voglio fermare, bloccare nello spazio. Capire mentalmente come può svilupparsi tridimensionalmente, come i suoi volumi devono dialogare e soprattutto cosa deve rappresentare e in che linea”.

Contact:

The TriMission Art

GalleryArt in the Tri-Mission Art Gallery – US Embassy – Roma

luigimarazzi@tiscali.it  – cell: +39 3405391809