“In principio…la parola si fece carne” : Padiglione della Santa Sede

 

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MACILAU

 

Arsenale di Venezia – Sale d’Armi nord (dal 9 maggio al22 novembre 2015).

Testo di Luisa Chiumenti

Con il 2015 si realizza la seconda partecipazione della Santa Sede alla Biennale d’Arte di Venezia, come proposta e stimolo alla creatività degli artisti, ricordando quali e quante siano state le eccellenze straordinarie in quel  rapporto tra Arte e Fede, che fu sempre vivo fin dagli inizi della espressione artistica. Un rapporto che deve essere tessuto per tutte le arti, includendo anche la musica ad esempio, pensando anche in questo settore come la Chiesa abbia saputo dare il suo apporto ad esempio nel passaggio dal Canto gregoriano alla Polifonia, andando sempre oltre, mirando alla trascendenza. Dal Prologo di Giovanni è derivato il tema di quest’anno, :”Il principio era il verbo”, capolavoro in assoluto anche sul paino letterario , pensando anche soltanto alla molteplicità semantica della allocuzione “all’inizio”. E’ quasi uno squarciare l’evidente per andare verso l’Assoluto, facendo in modo che gli artisti spingano oltre la loro la potenza narrativa, dando vita ad una vera e propria sceneggiatura visiva.

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 BRAVO

Come tema è avvenuto, in questa edizione, il passaggio dal riferimento alla Genesi dell’edizione 2013 a quello del Prologo del Vangelo di Giovanni: l’inizio assoluto, ideale, del Nuovo Testamento, prendendo a titolo la frase che si trova in apertura: “In principio era il Verbo” ed  unendo ad essa l’ultimo versetto ideale:   e “Il Verbo si è fatto carne”. Il distacco che si è verificato nel secolo scorso tra l’arte e la religiosità  si è in effetti manifestato  in una sorta di adattamento della  religiosità a moduli ripetitivi e stereotipi, mentre l’arte ha percorso strade completamente lontane  E anche il distacco “tra l’arte alta e colta e il popolo”, ha fatto sì che a volte , come ha sottolineato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e commissario del Padiglione della Santa Sede “l’arte colta”  è apparsa  “troppo autoreferenziale” e quindi si   vorrebbe  “ricondurre ancora ad un connubio sia l’arte e la fede sia l’arte e la fruizione popolare”. La cura del Padiglione è stata affidata a Micol Forti, mentre l’allestimento è stato realizzato dall’architetto Roberto Pulitani.  In particolare i tre giovani artisti, scelti dopo una accurata selezione, mirata ad una presenza multietnica e multiculturale, provengono  da paesi diversi e si è dato risalto anche alla presenza femminile. Monika Bravo (1964) nata e cresciuta in Colombia, che oggi vive e lavora a New York; la macedone Elpida Hadzi-Vasileva (1971), che attualmente vive a Londra; e il fotografo Mario Macilau (1984), nato e cresciuto a Maputo, in Mozambico, dove vive. “Ciò che abbiamo cercato di fare,  ha osservato fra l’altro Micol Forti,  è mettere in luce la diversità delle espressioni.

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HADZI – VASILEVA

L’arte prende vita attraverso i linguaggi più diversi e la contemporaneità è testimone di quanto ricco sia il panorama internazionale”. “La colombiana Bravo lavora attraverso delle immagini video naturali e le fa dialogare attraverso la parola del Vangelo di Giovanni. Vasileva usa, invece”,  prosegue Forti,  “materiali organici scartati che diventano nuovi tessuti e nuovi ricami. L’elemento rifiutato, così, torna ad essere una nuova bellezza e torna ad avere una nuova funzione”. E infine Mario Macilau, giocando col tema della reincarnazione “ci impone di riflettere su uno dei problemi più gravi della nostra società, cioé la distrazione. Il fotografo racconta la vita dei ragazzi di strada, costretti lasciare le loro famiglie, che vivono in quartieri dove i nostri sguardi non arrivano. Puntiamo quindi sui giovani e sulla sensibilità femminile”. L’obiettivo principale della partecipazione alla Biennale Arte di Venezia, come ha detto fra l’altro il presidente Paolo Baratta,  è quello di “dilatare la sensibilità e dischiudere nuovi modi di percezione e di visione”. In particolare, partecipando al dialogo sull’arte, la Santa Sede ha infatti modo di dare il proprio contributo al dibattito sulle fratture di questo tempo, “confrontandosi con il presente”.

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ARSENALE

La costruzione di una estetica per l’arte contemporanea ha percorsi diversi, seguiti in ciascuna corrente, ma pur sempre con la forte autonomia di ciascun artista,  per quanto concerne lo stile o la forma o le diverse componenti  Il bello è insufficiente per definire l’opera d’arte e forse nemmeno la qualità può essere assoluta, ma lo è la “vitalità” : questo forse il monito del Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia. Il Padiglione, che verrà inaugurato il prossimo 8 maggio, potrà avvalersi di un account twitter e di una app che consentiranno ai visitatori di essere in contatto con le creazioni tramite pc, tablet e smartphone. Ancora un accenno alla destinazione finale dei lavori dopo la conclusione della Biennale. Le opere di Monica Bravo e Mario Macilau saranno donate al Pontificio Consiglio della Cultura che le girerà ai Musei Vaticani. La creazione di Vasileva, invece, verrà restituita all’artista che donerà due sue opere al pontificio Consiglio, che le donerà ai musei Vaticani. E’ giusto sottolineare che  il costo di circa 400mila euro è stato coperto dagli sponsor.

Per informazioni:

www.cultura.va