Il viaggio a Roma di un artista inglese

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“Campidoglio. Mito, memoria, archeologia”

Una mostra a Roma ai Musei Capitolini (fino al 19 giugno 2016).

di Luisa Chiumenti

Nei numerosi viaggi che compì in Italia, il pittore inglese William Turner raccolse tanti appunti e da quei numerosi schizzi e dai ricordi dalle emozioni provate lungo il viaggio, realizzò tutti i suoi dipinti: dal Castello di Saint Michel” (Bonneville, Savoia – 1803) al “Passo del San Gottardo” (1804) in cui emerge una natura maestosa ma impervia, pericolosa e grandiosa, inquieta e torbida, da dover percorrere comunque per poter raggiungere la meta prefissata: l’Italia con le sue classiche vestigia. Ed è infatti da sottolineare come, tra i luoghi che Turner più amò dipingere e che stimolarono fortemente la sua fantasia, siano da annoverare Venezia e Roma. Turner fu infatti uno degli artisti più celebri proprio per aver saputo rendere, nei suoi dipinti il fascino particolare delle città italiane, esaltandone le diverse caratteristiche paesaggistiche, monumentali, coloristiche e ambientali che lo avevano affascinato ed esaltato fortemente. Negli anni Trenta dell’Ottocento, oltre a ispirarsi ai propri studi dal vero, Turner si affidava al ricordo e all’emozione, trasponendo così nelle sue opere l’immagine dell’Italia che aveva amato. Grande influenza per la produzione di questo capolavoro ha avuto lo studio delle antichità romane e degli affreschi di Raffaello. Grande influenza per la produzione di questo capolavoro ha avuto lo studio delle antichità romane e degli affreschi di Raffaello. Grande influenza per la produzione di un capolavoro come Roma vista dal Vaticano” del 1820, ha avuto lo studio delle antichità romane e degli affreschi di Raffaello.

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Negli anni Trenta dell’Ottocento, oltre a ispirarsi ai propri studi dal vero, Turner si affidava al ricordo e all’emozione, trasponendo così nelle sue opere l’immagine dell’Italia che aveva amato. In quest’opera egli stesso amò immortalarsi mentre, accompagnato dalla Fornarina, si accinge a preparare i suoi dipinti per la decorazione della Loggia e osserva dall’alto del Vaticano la città la cui imponenza emerge in tutto il suo splendore. Ed ecco in mostra, ai Capitolini, giungere il famoso dipinto Roma moderna. Campo Vaccino” del 1839, in cui la Città eterna viene vista nella storia e dove tuttavia passato e presente si fondono. Il dipinto in questione venne accolto all’esposizione della Royal Academy del 1839 ricevendo all’epoca elogi ma anche molte critiche “per l’utilizzo antinaturalistico dei colori e la negligenza nella resa della forma”. Anche l’uso eccessivo della luce gialla in Roma vista dall’Aventino”, del 1836, (eseguita su commissione nel maggio del 1831), venne molto criticata. Ed eccoci alla tela dal titolo “Modern Rome. Campo Vaccino”, firmata da William Turner che è ora eccezionalmente esposta a Roma su prestito del Getty Museum, ed è appunto una testimonianza di come le vestigia romane siano state obiettivo dei viaggi di artisti da tutta Europa, da cui trarre ispirazione per i propri dipinti. E fu William Turner che nel 1839, circa 10 anni dopo il suo ultimo viaggio a Roma, dipinse “Modern Rome – Campo Vaccino” rappresentando la città eterna immersa in un velo di memoria, tra chiese barocche e antiche rovine che si dissolvono in una luce crescente generata dal tramonto.

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Ed è in particolare il Campidoglio, cuore religioso e civile di Roma antica, che pur nelle sue trasformazioni urbanistiche, rimane uno dei luoghi di Roma più studiato dall’800 in poi. La mostra attuale espone rari documenti d’archivio, dipinti, incisioni, sculture e inediti reperti archeologici, proprio per narrare tutte le suggestioni e le storie che vi si sono legate nel tempo. Un’opera di grande fascino appare così per la prima volta a Roma, grazie ad un importante prestito del Getty Museum e si fa “punto di partenza” della mostra “Campidoglio. Mito, memoria, archeologia” fino al 19 giugno 2016, presso i Musei Capitolini. L’esposizione, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, è curata da Alberto Danti e Claudio Parisi Presicce. Per raccontare le trasformazioni del tessuto urbano del Colle, accanto all’opera di Turner sono stati esposti tre plastici del Campidoglio, recentemente recuperati e poco noti al grande pubblico, un ricco apparato scientifico-documentario e diverse opere precedenti e contemporanee a quella di Turner che raccontano la suggestione poetica suscitata dal Campidoglio fino all’inizio del XIX secolo: basti citare le bellissime vedute di Giovan Battista Piranesi e Filippo Juvarra. La prima sezione presenta quella che è stata la visione mitica e romantica, attraverso un percorso storico-urbanistico del Campidoglio (in particolare del versante sud) che dalla fine del Settecento ai nostri giorni è profondamente mutato, fino a divenire sede dell’amministrazione capitolina.

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Attraverso documenti d’archivio e opere conservate essenzialmente presso le collezioni capitoline, nella sezione successiva è stato analizzato il periodo in cui i Caffarelli, dalla fine del Cinquecento, occuparono la sommità del colle con il loro palazzo. Qui è stata esposta, in una seconda sezione appunto, anche una selezione di affreschi delle prime fasi edilizie del palazzo Quindi, nella terza sezione, si è approfondito il periodo in cui i Prussiani si stabilirono in Campidoglio ampliando le loro proprietà con nuovi edifici come l’Istituto Archeologico e l’Ospedale Teutonico. Nella sezione 4^ e 5^ A sono stati illustrati i cambiamenti successivi alla proclamazione di Roma Capitale d’Italia nel 1870 e l’epoca del Governatorato, caratterizzata dalle demolizioni attuate per riportare alla luce la mitica Rupe Tarpea. Una sezione, infine, la sesta, è stata dedicata alla più recente storia degli scavi del tempio di Giove Capitolino avviati con regolarità dal 1865 e alle opere scultoree emerse durante gli sventramenti lungo il margine di Via della Consolazione, per concludere con gli inediti risultati emersi dalle indagini che hanno rimesso in luce il numeroso materiale (terrecotte architettoniche e frammenti di scultura fittile) attribuibile alla fase arcaica e medio repubblicana dell’antico Capitolium.

Sono previsti percorsi didattici e laboratori per scuole e pubblico.

Per informazioni:

www.zetema.it