“Fausto Pirandello. Opere dal 1923 al 1973”

una mostra alla Galleria Russo di Roma. (fino al 14 dicembre 2016)

Testo di Luisa Chiumenti

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Ci troviamo alla Galleria Russo di Roma che appare come illuminata dal forte, luminoso cromatismo delle opere di uno dei più grandi protagonisti della pittura italiana del Novecento: Fausto Pirandello. Sono il lavori da lui realizzati negli anni compresi fra il 1923 e il 1973, in un’eccezionale antologica curata da Fabio Benzi e Flavia Matitti. La mostra, organizzata dalla Galleria Russo in collaborazione con l’Associazione Fausto Pirandello e con la Fondazione Fausto Pirandello, ha proposto al grande pubblico uno straordinario itinerario nella produzione artistica del pittore: oltre ottanta tra dipinti a olio e pastelli che ripercorrono una gran parte dell’attività dell’artista mettendo in luce il forte e complesso rapporto del pittore con la realtà, così come appare in lui, particolarmente soggetta a quel senso di inquietudine, di attesa e di stupore, da cui viene colta la sua forte sensibilità. Il complesso cromatismo con cui viene esaltata la pregnanza corporea dei bagnanti è una componente essenziale di questa parte della sua produzione. Ma ecco anche la grande suggestione creata dalle “campagne riarse dal sole” : certamente, come nota Flavia Matitti in molti passi della biografia pubblicata sul Catalogo, “i colori caldi della campagna riarsa dal sole, dei templi greci, dell’accecante luce meridiana e dell’azzurro splendente del mare” resteranno per sempre impressi nella memoria di Fausto Pirandello. E possiamo vedere in mostra opere come le vibranti vedute dei tetti di Roma” o altre tele che vengono efficacemente proposte alla vista attraverso una rappresentazione che, se pure si presenta assai scabra, tuttavia offre una autentica “sontuosità” negli ampi paesaggi. Ed ecco “Pastori”, un’opera esposta alla II Quadriennale di Roma del 1935 e “Testa di bambola”, esposta alla III Quadriennale di Roma del 1939, e ancora: le “Grandi bagnanti”, esposta alla Biennale di Venezia del 1962.

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Come testimonia in mostra una copiosa serie di pastelli di questo periodo, “il tema dei ‘bagnanti’, come scrive il curatore Fabio Benzi, “fu certamente tra i più intensamente frequentati da Fausto Pirandello, fino al punto da renderlo uno dei caratteri maggiormente identificativi della sua pittura: si tratta di composizioni di carnalità espressa e dolorosa, quasi ineluttabile, di grovigli di corpi senza pudicizia e senza esaltazione, quasi esausti da una stanchezza esistenziale, ma poi a partire dagli anni Cinquanta accesi da colori più puri e brillanti”. L’esposizione mette molto bene in evidenza le diverse tappe del percorso artistico di Pirandello, ed il contributo che egli seppe dare all’evoluzione del linguaggio pittorico e in particolare all’elaborazione del “tonalismo” della Scuola Romana di cui “elaborò la soluzione materica e visionaria, spiritata e inquietante, attraverso figure spatolate, dalle posizioni e dai gesti quotidiani, ma come bloccati in composizioni ritmiche e innaturali”, come scrive Benzi. E Il critico Francesco Leone sottolinea un altro importante aspetto della pittura pirandelliana: “la tormentata autonomia che aveva segnato il suo percorso artistico nel corso degli anni trenta facendone un singolare punto di riferimento nel contesto artistico italiano”, scrive Leone, con risultati eccezionali capaci di piegare anche le più intense indagini estetiche europee, più o meno recenti, alla sua originale endiadi materia incombente/forma ordinatrice, caratterizzò le ricerche artistiche di Pirandello anche nell’immediato dopoguerra”.

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E proprio gli anni Trenta diventarono per l’artista fondamentali per il periodo di ricerca e trasformazione anche per la fase successiva. Quest’aspetto problematico del reale delle opere di Fausto, osserva Flavia Matitti, richiama gli scritti del padre Luigi. “Le sue nature morte, per esempio, ricorda la curatrice, sono popolate da oggetti miseri e misteriosi, spesso difficilmente riconoscibili, quasi il pittore volesse costringere l’osservatore ad affinare lo sguardo e a dubitare della verità della visione. Come in tante novelle di Luigi, agli oggetti sembra affidato il compito di rappresentare un senso di spaesamento esistenziale”. La mostra è accompagnata da un prezioso catalogo a colori bilingue edito da Manfredi Edizioni (Cesena), con testi critici di Fabio Benzi, Francesco Leone e Flavia Matitti.

Per informazioni:

www.galleriarusso.com

tel. 06 6789949; 06 69920692