Addio Anna Proclemer
Amarcord dai banchi di scuola

 

Da un’intervista fatta all’attrice Anna Proclemer nel 2004 sui ricordi del periodo del liceo frequentato in tempo di guerra

a cura di Teresa Carrubba

 

 

 

D.- Lei ha studiato al liceo Mamiani di Roma. Cosa ha rappresentato quel periodo?

R.- Era un momento particolare, in piena guerra, dal ’38 al ’41.

R.- Proprio in un periodo storico così difficile, era importante la coesione di gruppo tra compagni di scuola…

R.-  C’era complicità, sì, però a quell’epoca il liceo Mamiani non era quello che è diventato poi: un centro vivace di contestazione. Noi eravamo dominati dagli insegnanti, quasi tutti fascisti.  Avevamo però un grande professore di storia dell’arte, Adriano Prandi, e un professore di filosofia, anche lui molto bravo. Loro sì erano spiriti liberi. Io studiavo molto solo le loro materie perché erano stati così abili da farmele piacere.

D.- E per il resto?

R.- Noi ragazze cercavamo di schivare la noia delle lezioni sferruzzando in classe. Con la nobile scusa di confezionare calzerotti per i soldati, anche se in realtà spesso facevamo golfini per noi.

Per fortuna, a causa della guerra, non abbiamo sostenuto l’esame di maturità, altrimenti molte di noi sarebbero state bocciate.

D.- Del rapporto con i suoi compagni di liceo ha un buon ricordo?

R.-  Sì, ma è rimasto un ricordo perché in realtà ho continuato a frequentare solo una ragazza, Cecilia Oliveti, la mia compagna di banco. Ci vediamo ancora. Lei ha sposato un giovanotto che faceva la corte a me. Non m’interessava e gliel’ho “passato”.

D.- Gli altri ?

R.- Al Mamiani c’erano delle sezioni con ragazzi in gamba, si davano da fare, stampavano un giornale. La mia sezione, invece, era mediocre. Il periodo storico, comunque, influiva molto anche sull’atmosfera a scuola. Mio padre odiava il fascismo, non andava sulle barricate ma soffriva moltissimo di quella situazione, ed io respiravo quell’aria. All’epoca non c’erano neanche i sintomi di quello che sarebbe venuto dopo: la volontà o la capacità di contestare, di discutere. Non si poteva, era una dittatura. Portavano via i nostri amici ebrei, e noi non potevamo farci niente.

D.- Se le fosse possibile,oggi, incontrare i vecchi compagni di scuola, le piacerebbe?

R.-  Non so. Io non ho una memoria particolarmente eccitante del liceo. Trovo che l’adolescenza sia un periodo orribile. Meglio quando si diventa adulti, più consapevoli, più capaci di muoversi con le proprie idee. Lì eravamo un po’ schiavi di tutti, troppo sottomessi.