RENOIR, CELEBRARE LA BELLEZZA

RENOIR,  Jeunes filles au piano, 1892, olio su tela

Testo di Michele De Luca

 

Le opere del genio francese esposte alla Galleria d’Arte Moderna di Torino. Una mostra con i capolavori del Museo d’Orsay e un catalogo edito da Skira

 

Diceva Pierre-Auguste Renoir (Limoges 1841 – Cagnes-sur-Mer 1919): “Per me un quadro deve essere una cosa piacevole, allegra e bella; sì bella! Ci sono già troppe cose spiacevoli nella vita che non è il caso di crearne anche delle altre”. E in effetti, durante il suo percorso artistico, durato circa sessant’anni, realizzò un numero sorprendente di quadri “belli”: oltre cinquemila, ovvero l’equivalente delle opere di Manet, Cézanne e Degas messe insieme. Conosciuto dal grande pubblico come uno dei fondatori dell’Impressionismo, in realtà Renoir non può essere considerato un artista totalmente devoto ad un’unica corrente e ad un unico stile ma piuttosto alla rappresentazione e celebrazione della bellezza, elemento costante in tutta la sua produzione artistica. L’umanità e il calore dei personaggi, i colori vibranti che conferiscono ai suoi paesaggi e alle nature morte una  “sensorialità” senza pari, comunicano sentimenti di vitalità e pienezza e connotano il percorso del maestro, al di la delle differenti declinazioni di stile, come quello del pittore della “joie de vivre”.

RENOIR, Bouquet, 1900, olio su tela
Nel corso del suo periodo impressionista, che va dal 1870 al 1882, Renoir riuscì a contraddistinguersi all’interno della corrente per il ruolo centrale attribuito alla figura umana. Se per gli altri artisti impressionisti il protagonista indiscusso era il paesaggio in cui l’individuo giocava un ruolo decisamente marginale, per Renoir l’aspetto umano diventa invece l’elemento principale dell’opera. Renoir celebrò sempre la bellezza femminile, riferendosi ai maestri “rococò” e ponendosi come ideale continuatore della tradizione francese dell’Età dei Lumi. Così nei ritratti come il famosissimo “Jeune femme au chapeau noir”, il volto della ragazza, dipinto con estrema delicatezza, pur sembrando all’apparenza quello di una bambola di porcellana, diviene estremamente umano per la rilassatezza dell’atteggiamento e la carica dello sguardo, quasi come se il momento fosse vissuto come un amichevole tête-à-tête piuttosto che una seduta di posa. Durante la realizzazione dei ritratti Renoir cercava infatti di instaurare un rapporto di complicità con le sue modelle in modo da far emergere la loro natura più intima come in “Madame Henriot en costume” che raffigura una delle modelle preferite dall’artista; attraverso uno straordinario gioco di colori riflessi, Renoir riesce a far emergere dalla tela tutta l’innocenza e la fragilità di una donna agli esordi della sua carriera teatrale.

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Ad iniziativa congiunta della Città di Torino, della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, del Museo d’Orsay e di Skira editore (che ha pubblicato anche il catalogo), è offerta al piacere del pubblico, negli spazi della GAM, in Via Magenta 31, la mostra “Renoir dalle Collezioni del Museo d’Orsay e dell’Orangerie”. Si tratta di una eccezionale esposizione (curata da Guy Cogeval, Sylvie Patry e Riccardo Passoni) dedicata a Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), artista straordinario, tra i protagonisti, con Manet, Monet, Degas, Pissarro, Sisley, Cézanne, tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, della grande stagione dell’Impressionismo francese. La mostra allestita al primo piano nella sala dell’Exhibition Area, all’interno del percorso delle collezioni permanenti, recentemente riallestite secondo quattro nuovi percorsi tematici; è esposta anche una splendida opera di proprietà della GAM: il “Ritratto del figlio Pierre (1885), acquistato a suo tempo su interessamento di Lionello Venturi.

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Con questa mostra si fa rivivere la complessa evoluzione del percorso artistico di Renoir, evidenziando la grande varietà e qualità della sua tecnica pittorica e i diversi temi affrontati. Nell’arco della sua vita, Renoir si misura infatti con la sperimentazione della pittura “en plein air”, fianco a fianco con l’amico e collega Monet, portando al tempo stesso a compimento opere in atelier e dedicandosi anche alla ritrattistica su commissione, è attorniato da una stretta cerchia di ammiratori e mecenati. A testimonianza del successo già raggiunto in vita, basti pensare al fatto che per il suo quadro “Madame Charpentier con i figli” (acquistato dal Metropolitan Museum of Art di New York nel 1907) venne pagato il prezzo più alto raggiunto in quegli anni da un dipinto. La mostra torinese si articola in nove sezioni, dentro le quali ci imbattiamo nei massimi capolavori del Maestro. Si parte dall’età della Bohème, con due dei primi nudi di Renoir, tra i temi più cari all’artista, “Il ragazzo con il gatto” (1868) e “Femme demi-nue couchée: la rose” (1872 circa). Si entra nel cuore della mostra con una galleria di meravigliosi ritratti femminili, dove davvero risulta difficile scegliere tra “Madame Darras” (1868 circa), “La liseuse” (1874-1876), “Giovane donna con veletta” (1870 circa),” Madame Georges Charpentier” (1876-1877); nella sezione successiva troviamo cinque opere dedicate a uno spaccato della società moderna e ai nuovi divertimenti dei parigini, tra cui “La balançoire” (1876) ovvero “L’altalena” (da cui Zola trasse ispirazione per il suo romanzo “Una pagina d’amore”.

RENOIR, Madame Georges Charpentier, 1876-77, olio su tela

E’ la volta quindi dei quadri dedicati al paesaggio, che ripercorrono un esteso arco cronologico, comprendente il viaggio ad Algeri effettuato dall’artista nel 1881. Tra le opere dedicate ai bambini troviamo il delizioso dipinto “Fernand Halphen bambino” (1880) in un serioso ritratto abbigliato da marinaretto; quindi il celeberrimo “Jeunes filles au piano” (1892). Seguono i superbi nudi (“Le nu, forme indispensabile de l’art”, soleva dire Renoir).L’ultimo fondamentale capolavoro di Renoir, “Le bagnanti” (1918-1919), chiude il percorso davvero mozzafiato della mostra; il si colloca nella fase più matura della vicenda artistica di Renoir e conclude una delle esperienze più straordinarie della pittura francese, e non solo, tra Otto e Novecento. Il quadro celebra la bellezza in se stessa, come valore assoluto e universale, al di fuori della storia e del tempo.